Giovanna Lo Chiatto morta incinta, quattro medici indagati
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Redazione Interno
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Quattro medici sono stati iscritti nel registro degli indagati per la morte di Giovanna Lo Chiatto, la 32enne deceduta a Mercogliano al nono mese di gravidanza insieme al bambino che portava in grembo. I sanitari interessati dall’inchiesta hanno prestato servizio all’ospedale Moscati di Avellino e gli accertamenti riguardano la gestione della gestazione. L’iscrizione rappresenta un atto dovuto in vista degli esami medico-legali e consente alle persone coinvolte di nominare propri consulenti per partecipare agli accertamenti irripetibili, senza anticipare alcuna valutazione sulla loro eventuale responsabilità.
Autopsia martedì, la Procura indaga per omicidio colposo
La Procura di Avellino conferirà martedì 6 ottobre alle 10.30 l’incarico per l’autopsia, passaggio centrale dell’inchiesta aperta con l’ipotesi di omicidio colposo. L’esame dovrà individuare le cause del decesso e verificare anche l’eventuale presenza di patologie pregresse che avrebbero potuto avere rilevanza durante la gravidanza. Il fascicolo era stato inizialmente aperto contro ignoti; l’iscrizione dei sanitari è arrivata successivamente, anche per garantire loro la possibilità di prendere parte attraverso consulenti tecnici a un accertamento che, per la sua natura, non potrà essere ripetuto nelle stesse condizioni.
Al centro degli accertamenti c’è anche la documentazione medico-ginecologica relativa ai mesi di gestazione. I carabinieri della Stazione di Mercogliano hanno avviato l’acquisizione degli atti clinici per permettere agli investigatori e ai consulenti di ricostruire il percorso sanitario seguito dalla donna prima del malore. L’attività investigativa dovrà stabilire se nella gestione della gravidanza si siano verificati errori o omissioni con un possibile rapporto con il decesso, oppure se quanto accaduto sia riconducibile a cause diverse che soltanto gli esami medico-legali potranno individuare.
Le ultime ore prima del malore e le testimonianze dei familiari
Gli investigatori hanno ascoltato il compagno Leonardo Magliano e i genitori della giovane per ricostruire la sequenza degli eventi nelle ore precedenti alla tragedia. La donna si trovava nella propria abitazione quando ha accusato un improvviso malore; dalle prime ricostruzioni era stata riferita anche la comparsa di dolori addominali prima della perdita di conoscenza. Sono intervenuti i sanitari del 118 con due ambulanze, ma i soccorsi non sono riusciti a salvarla e non è stato possibile salvare neppure il bambino. La salma è stata quindi trasferita all’ospedale San Giuseppe Moscati e messa a disposizione dell’autorità giudiziaria per gli accertamenti.
Il piccolo avrebbe dovuto chiamarsi Francesco e la nascita era prevista per il 4 ottobre, a pochissimi giorni dal malore fatale. La madre, originaria di Forino e residente a Mercogliano, lavorava come infermiera al Policlinico Umberto I di Roma. Nel 2025 aveva inoltre fatto parte dello staff di un progetto clinico dedicato all’endoscopia pediatrica, presentato durante un congresso nazionale della Sigenp nella capitale, dove era intervenuta tra i relatori.
I consulenti della famiglia nell’accertamento medico-legale
I familiari hanno affidato la propria assistenza agli avvocati Innocenzo Massaro e Livio Liguori. I legali potranno indicare consulenti di parte che assisteranno alle operazioni medico-legali insieme ai tecnici nominati dagli indagati e al consulente incaricato dalla Procura. Il coordinamento delle indagini è affidato al sostituto procuratore Italo De Felice, mentre gli esiti dell’esame e delle successive analisi dovranno fornire agli inquirenti gli elementi scientifici necessari per ricostruire le cause della morte della donna e del feto.
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