Caso Fakir, cocaina nel sangue: scontro sulla causa della morte

Caso Fakir, cocaina nel sangue: scontro sulla causa della morte
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le analisi tossicologiche sul corpo di Abderrahim Fakir hanno rilevato una presenza significativa di cocaina, ma proprio sull'incidenza della sostanza nella morte dell'uomo si apre uno scontro netto tra i legali delle parti. Il 42enne è deceduto il 19 luglio al Pilastro di Bologna, durante un intervento della polizia nel quale venne immobilizzato a terra. Per Fabio Anselmo, avvocato della famiglia, la concentrazione riscontrata non sarebbe sufficiente a provocare autonomamente il decesso e non esisterebbero elementi oggettivi per attribuire alla droga neppure il ruolo di concausa. Una lettura radicalmente diversa arriva dalla difesa dei due agenti intervenuti quella mattina.

Quanto pesano i 300 nanogrammi rilevati dalle analisi

Il punto centrale della valutazione tossicologica riguarda la quantità della sostanza e il significato che può essere attribuito a quel valore. Anselmo indica una concentrazione di circa 300 nanogrammi per millilitro e sostiene che la letteratura colloca tra 500 e 600 nanogrammi per millilitro il livello in grado di determinare da solo un esito mortale. Da qui la posizione della famiglia: l'intossicazione viene definita rilevante, ma il dato sarebbe circa la metà della soglia indicata dal legale come potenzialmente sufficiente a provocare autonomamente la morte. L'avvocato osserva anche che il valore sarebbe inferiore a quello riscontrato in altri casi nei quali alla sostanza stupefacente è stato riconosciuto un ruolo concausale.

La difesa dei poliziotti propone invece una lettura opposta degli accertamenti. L'avvocato Gabriele Bordoni ritiene che i risultati mostrino un uso molto intenso e protratto della sostanza e attribuisce particolare importanza ai metaboliti rinvenuti nei tessuti e nel sangue. Secondo la valutazione del consulente della difesa, questi elementi sarebbero compatibili con un'assunzione estesa nel tempo e con una dose superiore alla media letale. Il tossicologico ha preso in considerazione diversi campioni biologici, tra cui sangue, encefalo, urina e contenuto gastrico: è dunque sull'interpretazione complessiva di questi risultati, e non sulla semplice presenza dello stupefacente, che le posizioni divergono.

Asfissia, le due ricostruzioni sono contrapposte

Il secondo nodo dell'inchiesta riguarda l'asfissia e il rapporto tra le condizioni fisiche dell'uomo e le modalità con cui venne contenuto. Per il legale dei familiari, la componente asfittica avrebbe avuto un ruolo decisivo: la sua tesi è che, senza di essa, Fakir non sarebbe morto in quelle circostanze di tempo e di luogo. La difesa degli agenti sostiene invece che gli accertamenti non mostrerebbero evidenze di un'asfissia provocata da compressione meccanica e richiama la possibilità di un meccanismo legato al sanguinamento alveolare associato agli effetti della cocaina. Si tratta, in questa fase, delle valutazioni contrapposte delle parti e dei rispettivi consulenti, non di conclusioni medico-legali definitive già depositate.

Le indiscrezioni emerse dagli accertamenti autoptici indicano infatti uno scenario nel quale asfissia e sostanza stupefacente potrebbero avere agito insieme, ma la relazione conclusiva dei consulenti della Procura non risulta ancora depositata. Gli esami sugli organi avrebbero escluso una causa cardiaca e una causa cerebrale, mentre durante l'autopsia è stata riscontrata la presenza di materiale ematico nei polmoni. Proprio la necessità di stabilire il peso causale dei diversi elementi rende determinante la valutazione congiunta degli esami istologici, tossicologici e medico-legali, evitando di trasformare un singolo risultato di laboratorio nella spiegazione automatica del decesso.

L'inchiesta e gli accertamenti sulla mattina del Pilastro

I consulenti tecnici della Procura e quelli nominati dalle parti hanno in programma un incontro a Padova per confrontare i risultati degli accertamenti. Nel fascicolo risultano inseriti nel registro delle annotazioni preliminari i due poliziotti e quattro operatori della Croce Rossa intervenuti quella mattina; questa iscrizione non equivale a una formale iscrizione nel registro degli indagati. Gli investigatori hanno lavorato anche sulla ricostruzione materiale dell'intervento, incrociando i filmati realizzati dai cittadini con una ricostruzione tridimensionale della scena effettuata dopo un sopralluogo in via Svevo con l'impiego di scanner laser.

Un ulteriore filone riguarda i telefoni utilizzati dal 42enne e le ore precedenti alla sua morte. Uno dei dispositivi principali, che non era stato inizialmente trovato dagli investigatori, è stato successivamente consegnato in Procura da un familiare e sarà sottoposto ad analisi informatica con l'obiettivo di ricostruire gli eventi collegati allo stato di agitazione dell'uomo. Gli accertamenti hanno riguardato anche la bodycam di uno degli agenti e le testimonianze raccolte dagli inquirenti. La sera precedente Fakir aveva trascorso parte del tempo tra Corticella e il Pilastro e, secondo la ricostruzione investigativa pubblicata finora, avrebbe cercato cocaina rivolgendosi a un conoscente che avrebbe rifiutato di cedergliela perché non disponeva di denaro sufficiente.

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