Caso Fakir, scontro sulla cocaina: due letture opposte del tossicologico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Gli esami tossicologici sul caso Fakir hanno rilevato una presenza rilevante di cocaina, ma il significato di quel dato nella morte di Abderrahim Fakir è diventato il punto di uno scontro netto tra i legali delle parti. Fabio Anselmo, che assiste la famiglia del 42enne marocchino morto il 19 luglio al Pilastro di Bologna durante un intervento della polizia, sostiene che la concentrazione riscontrata corrisponda a circa la metà di quella che, sulla base della letteratura scientifica richiamata dal legale, può provocare autonomamente il decesso. La difesa dei due poliziotti propone invece una lettura opposta degli stessi accertamenti.

Il tossicologico e le due interpretazioni sulla cocaina

Per il legale dei familiari, la presenza dello stupefacente è un elemento significativo ma non sufficiente a spiegare la morte. La sua posizione distingue infatti tra una condizione di intossicazione e la capacità della sostanza di determinare da sola un evento fatale. Anselmo sostiene che non siano emersi elementi oggettivi per attribuire alla droga neppure un ruolo di concausa e indica invece nell'asfissia la causa esclusiva del decesso. Si tratta della valutazione della parte, che dovrà essere confrontata con le conclusioni dei consulenti medico-legali incaricati degli accertamenti.

Gabriele Bordoni, difensore dei due agenti coinvolti nell'inchiesta, riferisce invece che le analisi mostrerebbero un consumo protratto nel tempo e ripetuto nelle ore immediatamente precedenti alla morte. Dopo il confronto con il proprio consulente, il medico legale Matteo Tudini, l'avvocato ha richiamato in particolare il valore di un metabolita che sarebbe mediamente superiore a quello considerato letale. Le due difese, dunque, non contestano la presenza della sostanza nell'organismo, ma attribuiscono un significato profondamente diverso ai risultati tossicologici e al loro rapporto con il decesso.

L'asfissia al centro degli accertamenti medico-legali

Il nodo della causa della morte non dipende però soltanto dalla concentrazione dello stupefacente. I primi accertamenti autoptici avevano rilevato sangue nei polmoni e segni di schiacciamento, elementi che hanno portato ad approfondire l'ipotesi asfittica. Le verifiche medico-legali devono stabilire anche l'origine di tali reperti e il loro rapporto con le manovre effettuate durante l'intervento e con quelle rianimatorie. Le analisi condotte sugli organi avrebbero inoltre escluso una causa cardiaca e una causa cerebrale, restringendo il campo degli elementi da valutare nella ricostruzione medico-forense.

Fakir era stato immobilizzato a terra durante l'intervento in via Svevo. Proprio le modalità del contenimento costituiscono uno degli aspetti esaminati dagli specialisti, insieme all'eventuale impiego della forza fisica e degli altri mezzi utilizzati dalla polizia. La Procura ha acquisito anche materiale video, comprese le immagini registrate durante l'operazione, da mettere in relazione con i reperti riscontrati sul corpo. Agli esperti è stato chiesto inoltre di verificare eventuali lesioni interne o superficiali e di valutare la storia clinica dell'uomo insieme agli esami istologici.

L'inchiesta della Procura e gli ulteriori accertamenti

Il pool incaricato dalla Procura comprende specialisti in differenti discipline, chiamati a confrontare autopsia, tossicologia e istologia prima della relazione conclusiva. Tra i consulenti figurano l'anatomopatologa Cristina Basso, la medico legale Valentina Bugelli, la specialista in anestesia e rianimazione Manuela Bonizzoli e il tossicologo Luca Morini dell'Università di Pavia. Per i familiari partecipa Vittorio Fineschi, mentre Tudini rappresenta la consulenza della difesa degli agenti. Un ulteriore consulente, Benedetto Vergari, segue la posizione dei soccorritori dell'ambulanza.

L'indagine comprende anche la ricostruzione delle ore precedenti all'intervento. Un secondo telefono utilizzato abitualmente dall'uomo è stato consegnato alla Procura e gli accertamenti informatici saranno estesi al dispositivo per cercare elementi utili a ricostruire le sue condizioni prima della morte. Gli investigatori avevano già ricostruito alcuni spostamenti della sera precedente: il 42enne aveva preso un aperitivo in zona Corticella e successivamente si era diretto verso il Pilastro, dove avrebbe trascorso la notte da un conoscente. Le verifiche sul cellulare riguarderanno dati potenzialmente utili a comprendere che cosa avesse preceduto lo stato di agitazione riscontrato durante l'intervento.

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