Schettini e l’illusione dei genitori: «Mio figlio è bravo, quelle cose non le potrebbe fare»
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Redazione Interno
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Vincenzo Schettini, professore di fisica diventato un volto noto del web con il progetto La Fisica Che Ci Piace, ha lasciato da parte gli esperimenti per commentare la vicenda della cosiddetta banda della minicar a Roma. Il suo intervento non si è concentrato sulle dinamiche dell’inchiesta, ma su una reazione che, secondo lui, accomuna molte famiglie: la rimozione.
«Non entriamo nell’illusione: mio figlio è bravo, mio figlio quelle cose non le potrebbe fare», ha detto Schettini, mettendo in guardia dal rischio di quella che ha definito una convinzione rassicurante, capace di impedire ai genitori di vedere ciò che accade davvero.
Le famiglie della porta accanto
Il ragionamento del professore parte da un dato di contesto: i due minorenni finiti sotto inchiesta non provengono da ambienti marginali o da storie di degrado evidente. «Questi due ragazzi sono due ragazzi le cui famiglie sono quelle famiglie della porta accanto», ha osservato Schettini, immaginando la reazione dei genitori di fronte alla notizia: «Ma mio figlio ha fatto una cosa del genere?». È proprio questo scarto tra l’immagine domestica del figlio e la realtà dei fatti contestati a costituire, nell’analisi del docente, il nodo da sciogliere.
La domanda che Schettini rivolge agli adulti non riguarda la colpevolezza dei due indagati, su cui è in corso l’accertamento giudiziario, ma la disponibilità a mettere in discussione l’idea che si ha dei propri figli prima che sia troppo tardi.
La noia, le challenge e il ruolo dei social
Nel suo intervento, Schettini ha provato a indicare alcune piste per spiegare come due adolescenti possano arrivare a compiere aggressioni ai danni di passanti. «Perché si annoiano, prendono a mazzate delle persone in mezzo alla strada», ha detto, spostando poi l’attenzione sull’esposizione mediatica dei più giovani: «Voi avete mai notato, attraverso i social, quanta violenza si vede? Quante challenge serpeggiano nelle chat fra i minorenni?».
Il riferimento non è a una causa accertata delle aggressioni di Monteverde, ma a un clima culturale in cui la violenza circola come intrattenimento e le sfide online possono diventare modelli di comportamento. Schettini ha ricordato le domande che un tempo i genitori rivolgevano ai figli davanti alle notizie di cronaca, invitandoli a non perdere quell’abitudine al confronto anche su ciò che è scomodo.
Il tempo ritrovato attorno a un tavolo
La proposta pratica contenuta nella riflessione del professore è tanto semplice quanto, secondo lui, trascurata: recuperare momenti di dialogo quotidiano, senza schermi a fare da intermediari. «Approfittate dei momenti in cui state con i figli, attorno a un tavolo, a cena, col televisore spento, senza cellulari, per parlare con i figli», ha esortato Schettini. Non si tratta, nel suo ragionamento, di sorvegliare ossessivamente i ragazzi, ma di creare le condizioni perché le riflessioni su fatti brutti come quelli romani arrivino e vengano discusse.
«Quando uno ti parla, ti fa riflettere», ha aggiunto, sottolineando che anche un figlio apparentemente distratto ascolta e rielabora ciò che gli adulti dicono.
L’inchiesta e le accuse ai due minorenni
Sul piano giudiziario, la posizione dei due ragazzi di 16 e 17 anni si è aggravata nelle ultime ore. La Procura per i minorenni di Roma ha iscritto nel registro delle notizie di reato le accuse di tentato omicidio, lesioni personali aggravate e percosse in concorso, per le sei aggressioni avvenute tra il 4 e il 5 ottobre nel quartiere Monteverde. I due indagati sono stati convocati per l’interrogatorio davanti al pubblico ministero minorile il 20 ottobre, al termine del quale la Procura emetterà un nuovo comunicato stampa.
Restano gravi le condizioni dell’attore Davide Iacopini, colpito mentre viaggiava in monopattino e ricoverato in terapia intensiva all’ospedale San Camillo dopo due interventi neurochirurgici per un trauma cranico. La prognosi resta riservata, anche se il decorso post operatorio prosegue senza complicazioni secondo i bollettini medici diffusi nei giorni scorsi.
Le modifiche alla minicar e la pista dell’officina
A rendere identificabile il veicolo utilizzato durante le aggressioni era stata la personalizzazione della carrozzeria, con adesivi e luci a led applicati da un’officina della zona. La conferma dei meccanici ai carabinieri ha contribuito a chiudere il cerchio sugli indagati, come ricostruito dagli inquirenti. Sulla vicenda resta aperta anche la verifica su eventuali legami con una baby gang e sul ruolo dei social, con i cellulari dei due ragazzi e dei loro genitori sequestrati per essere analizzati.
Si tratta di accertamenti in corso, che non modificano il quadro delle accuse contestate ma che contribuiranno a chiarire il contesto in cui le aggressioni sono maturate. Nel frattempo, le famiglie dei due minorenni hanno preso posizione: la madre del sedicenne ha chiesto scusa alla vittima, sostenendo che il figlio dovrà assumersi le sue responsabilità, mentre il fratello maggiore del ragazzo ha dichiarato che i due amici, insieme, «diventano esplosivi» e che le rispettive famiglie avevano già provato a separarli mesi prima.
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