Intesa strappa il trimestre record e chiude la porta a Generali, mentre nel risiko bancario Commerzbank alza il muro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nel primo trimestre del 2026, il sistema bancario italiano ha messo a segno una performance che, per intensità e numeri, non trova precedenti recenti. Dopo l’exploit di Unicredit, che aveva già fatto segnare 3,2 miliardi, è stata la volta di Intesa Sanpaolo: l’istituto guidato da Carlo Messina ha archiviato il periodo con un utile netto pari a 2,8 miliardi di euro. Il dato – che rappresenta una crescita del 5,6% rispetto allo stesso intervallo del 2025 – ha superato le attese degli analisti, consentendo al consigliere delegato di definire il risultato come “il migliore della sua storia”. Un avvio, questo, che suggella l’inizio del nuovo piano industriale 2026-2029, un percorso concepito per raggiungere un Roe sostenibile del 20% e che, a detta del management, si muove “privo di rischi esecutivi” nonostante un contesto globale segnato da crescenti tensioni geopolitiche.

I numeri della crescita e la pioggia di dividendi

La solidità del risultato, che porta il gruppo a confermare il target dei 10 miliardi di utile per l’intero esercizio, si fonda su un meccanismo virtuoso di diversificazione. Da un lato, il margine di interesse ha tenuto botta attestandosi sui 3,64 miliardi, mentre dall’altro le commissioni nette – cresciute del 3,1% – hanno toccato un record per il primo trimestre, spinte anche dal risultato dell’attività assicurativa. A dare una marcia in più al dato hanno contribuito le plusvalenze del portafoglio titoli; insomma, il risultato dell’attività di trading, pari a 505 milioni, ha registrato una performance dieci volte superiore al trimestre precedente. Sul fronte dell’efficienza, il cost/income ratio è sceso al 35,9%, un livello da manuale che colloca l’istituto tra le realtà più snelle d’Europa. E se i conti tornano, la macchina dei dividendi non si ferma: come spiegato dallo stesso Messina, la banca restituirà agli azionisti circa 9,4 miliardi nell’anno, considerando il saldo del dividendo di maggio, un nuovo buyback a luglio e l’acconto previsto per novembre.

Il muro dell’Antitrust e la questione Generali

In un periodo di ferventi speculazioni sul futuro del Leone – dove si muovono non solo le ali del possibile risiko ma anche le trame di azionisti come Delfin e Mps – Intesa ha scelto di fare chiarezza con un netto “no”. Messina ha infatti sottolineato come gli stringenti vincoli antitrust, derivanti dalla sua posizione dominante nel mercato domestico (accentuata dall’acquisizione di Ubi Banca), impediscano oggi qualunque tipo di operazione nel settore assicurativo. “Abbiamo una quota di mercato – ha spiegato il manager – che può impedirci qualsiasi tipo di operazione nel settore bancario e in quello assicurativo, perché abbiamo un problema significativo dal punto di vista antitrust”. Una dichiarazione che spegne, almeno per il momento, qualsiasi fiammata riguardo a un possibile accorpamento con la triestina, anche alla luce del fatto che il modello di business di Intesa è già pesantemente orientato al risparmio gestito e alla protezione del patrimonio.

Lo scontro incrociato con Commerzbank e la strategia tedesca

Mentre Messina blindava i conti e chiudeva la porta alle assicurazioni, sugli scacchieri europei si consumava un altro atto della partita a scacchi tra Piazza Gae Aulenti e Berlino. Se da un lato Unicredit ha incassato il via libera dei soci (con il 99,55% dei voti favorevoli) all’aumento di capitale funzionale all’offerta pubblica di scambio su Commerzbank, dall’altro lato la banca tedesca ha risposto per le rime. Nel corso della presentazione della propria trimestrale – che a sorpresa ha registrato un utile netto di 913 milioni, sopra le attese – il management di Francoforte ha definito il progetto di Unicredit “vago e con notevoli rischi di esecuzione”. La ceo Bettina Orloppo ha parlato di argomentazioni fuorvianti e di un’offerta priva di un premio attraente; pur ribadendo la disponibilità al dialogo, la posizione tedesca si fa dura anche sul fronte interno, con l’annuncio di ulteriori 3.000 tagli occupazionali a fronte di massicci investimenti nell’intelligenza artificiale. In sostanza, mentre i profitti del credito italiano volano, lo scontro per il controllo della quarta banca tedesca entra nel vivo, tenendo banco tra dichiarazioni di guerra economica e strategie difensive.

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