Aggressione a Ginosa e atti osceni a Genova, due arresti nei giorni scorsi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I Carabinieri della stazione di Ginosa, supportati dai colleghi di Laterza, hanno tratto in arresto un ventunenne del luogo, al termine di un intervento scaturito da una chiamata al 112. L’episodio, che ha gettato una luce sinistra su una serata del centro cittadino, ha avuto per teatro un’abitazione privata, dove il giovane sarebbe stato colto in flagranza per un’aggressione ai danni della propria madre, con la quale condivideva la residenza. La richiesta di aiuto, pervenuta attraverso il Numero Unico di Emergenza, ha fatto scattare l’operazione delle forze dell’ordine, che hanno gestito la delicata situazione portando all’esito dell’arresto.

Il fermo a Genova per gli atti osceni

In un contesto completamente differente, ma ugualmente allarmante, i Carabinieri della stazione di San Teodoro e Scali hanno invece arrestato un uomo di 41 anni, di origine senegalese, dopo che numerose segnalazioni da parte di cittadini allarmati ne avevano denunciato il comportamento sul sagrato della chiesa di Santo Stefano, a Genova. L’individuo, del quale non sono state rese note le generalità complete, è stato infatti sorpreso mentre, seduto sui gradini dell’edificio sacro, a pochi metri dal portone principale, si abbandonava a gesti di autoerotismo, compiendo così atti osceni in un luogo pubblico e di passaggio.

La resistenza e l’oltraggio ai militari

All’arrivo dei militari, chiamati a intervenire per ripristinare la decenza e l’ordine pubblico, la situazione è rapidamente degenerata. L’uomo, infatti, non solo ha inizialmente rifiutato di sottoporsi all’identificazione, ma ha cominciato a rivolgere ai carabinieri frasi offensive e di oltraggio, oltrepassando il limite della semplice insofferenza. La sua reazione, divenuta rapidamente minacciosa, lo ha poi portato a impugnare un ombrello, brandendolo con l’intento manifesto di colpire i militari, i quali si sono trovati costretti a fronteggiare un’aperta resistenza.

L’utilizzo dello spray e l’attesa del rito

Per neutralizzare l’aggressività del quarantunenne e scongiurare ulteriori conseguenze, i carabinieri hanno fatto ricorso allo spray urticante, uno strumento di difesa non letale che ha permesso di bloccare l’uomo e di condurlo in caserma in stato di arresto. A suo carico, oltre all’accusa principale di atti osceni in luogo pubblico, pendono dunque le imputazioni di resistenza a pubblico ufficiale, minaccia e oltraggio. L’individuo, dopo le formalità di rito, è stato posto in attesa del giudizio con il rito direttissimo, che ne sancirà le responsabilità penali per gli accadimenti di quella giornata.

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