Morbillo negli Usa, casi più alti dal 1992: allarme vaccini in Europa e nel mondo

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il morbillo, che venticinque anni fa era stato dichiarato eliminato negli Stati Uniti, sta tornando con una virulenza che non si registrava da decenni. I dati dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) rivelano che nel 2025 sono già stati confermati 1.288 contagi, superando ogni precedente dal 1992 e persino il picco del 2019, quando un focolaio colpì in modo particolare la comunità ebraica ortodossa. Un’inversione di tendenza che preoccupa gli esperti, soprattutto perché il virus era considerato sotto controllo grazie alle campagne vaccinali.

Se da un lato negli Usa si assiste a questa recrudescenza, a livello globale i progressi nelle coperture immunitarie – seppur significativi – non bastano ancora a garantire una protezione diffusa. L’ultimo rapporto congiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Unicef segnala miglioramenti nelle vaccinazioni infantili contro difterite, tetano e pertosse, nonché per morbillo e Hpv. Tuttavia, rimangono 14,3 milioni di bambini che non hanno ricevuto neppure una dose di vaccino, i cosiddetti zero dosi, esposti a rischi che sembravano ormai relegati al passato.

La situazione in Europa non è meno critica. Nella regione Oms che comprende 53 Paesi tra Europa e Asia centrale, nel 2024 si sono verificati quasi 300mila casi di pertosse, triplicati rispetto all’anno precedente, mentre quelli di morbillo hanno superato i 125mila, raddoppiando le cifre del 2023. "Ritardi nelle vaccinazioni infantili stanno alimentando la ripresa di malattie prevenibili", avvertono le agenzie internazionali, sottolineando come il calo delle adesioni ai programmi di immunizzazione stia creando le condizioni per nuove epidemie.

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