Perché il morbillo torna a far paura: Texas e Europa in allarme

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Nel 2000, gli Stati Uniti celebravano un traguardo storico: l’eliminazione del morbillo dal territorio nazionale, frutto di decenni di campagne vaccinali efficaci. Oggi, a distanza di 25 anni, quella stessa malattia infettiva è tornata a diffondersi in modo preoccupante, non solo oltreoceano ma anche in Europa, dove i numeri hanno raggiunto livelli record. In Texas e New Mexico, focolai scoppiati a fine gennaio hanno già contagiato oltre 200 persone, con due decessi accertati. Un’impennata che ha riacceso i riflettori su un fenomeno globale, alimentato da un calo nelle vaccinazioni e da una crescente sfiducia nei confronti dei vaccini, spesso priva di basi scientifiche.

La situazione europea, del resto, non è meno allarmante. Secondo i dati preliminari dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel 2024 sono stati segnalati 127.350 casi di morbillo nella Regione europea, che comprende 53 Paesi tra Europa e Asia centrale. Un numero che raddoppia quello del 2023 e che rappresenta il picco più alto dal 1997. I bambini sotto i cinque anni, particolarmente vulnerabili, costituiscono oltre il 40% dei casi, mentre più della metà dei contagiati ha richiesto il ricovero ospedaliero. I decessi accertati sono 38, un dato che, seppur preliminare, sottolinea la gravità della situazione.

Il ritorno del morbillo, malattia altamente contagiosa che si trasmette per via aerea, è strettamente legato al calo delle vaccinazioni, fenomeno accentuato negli ultimi anni dalla pandemia di Covid-19 e dalle campagne di disinformazione che hanno alimentato dubbi e resistenze. Negli Stati Uniti, ad esempio, la copertura vaccinale è scesa al di sotto della soglia del 95%, considerata necessaria per garantire l’immunità di gregge. In Europa, nonostante gli sforzi delle istituzioni sanitarie, la situazione non è diversa: molte regioni faticano a raggiungere livelli di immunizzazione adeguati, lasciando spazio alla diffusione del virus.

Il morbillo, che un tempo veniva considerato quasi un rito di passaggio per i bambini, oggi rappresenta una minaccia concreta, soprattutto per i non vaccinati. I sintomi, che includono febbre alta, tosse e eruzioni cutanee, possono portare a complicazioni gravi, come polmonite o encefalite, particolarmente pericolose per i più piccoli e per gli individui immunodepressi. La rapidità con cui il virus si sta diffondendo, sia negli Stati Uniti che in Europa, ha spinto l’Oms a lanciare un appello per intensificare le campagne vaccinali, sottolineando l’importanza di ripristinare la fiducia nei confronti dei vaccini.

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