Calano le coperture vaccinali in Europa e l’allarme torna a salire per morbillo e pertosse
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Redazione Salute
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Le vaccinazioni, è bene ricordarlo, hanno radicalmente cambiato il corso della storia della salute pubblica, riuscendo a salvare – in un arco temporale di appena cinquant’anni – oltre 154 milioni di vite umane sull’intero globo terrestre. Un risultato, quest’ultimo, che ha contribuito a debellare o a ridurre drasticamente quelle malattie un tempo diffusissime e spesso letali, le quali oggi sembravano ormai un lontano ricordo. Tuttavia, e i dati diffusi dalle principali istituzioni sanitarie internazionali lo confermano senza mezzi termini, questo straordinario patrimonio rischia seriamente di essere compromesso a causa di un progressivo e costante calo delle coperture vaccinali, accompagnato da una crescente disomogeneità nell’offerta e nell’adesione tra i vari Paesi europei.
L’allarme dei numeri: i contagi tornano a salire
Il quadro epidemiologico tracciato dall’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) in occasione della Settimana europea dell’immunizzazione appare a dir poco preoccupante. Nel solo 2024, gli Stati del Vecchio Continente hanno registrato quasi 210.000 casi di pertosse, un’impennata che supera di otto volte il numero dell’anno precedente; nello stesso arco di tempo, i casi di morbillo hanno superato quota 127.000, toccando così il livello più alto degli ultimi ventisette anni. A essere maggiormente esposti, per quanto riguarda la pertosse, sono soprattutto i bambini al di sotto del primo anno di vita – i quali non hanno ancora completato il ciclo primario di vaccinazione – e gli adolescenti tra i 10 e i 14 anni, fascia nella quale gli effetti del richiamo tendono a scemare. Il morbillo, dal canto suo, si conferma endemico anche in Italia nonostante i progressi del passato: nel corso del 2025 sono stati segnalati 529 casi sul territorio nazionale, un dato che impone una riflessione sulla fragilità dei cosiddetti “effetti gregge” quando la soglia di immunizzazione scende al di sotto della soglia critica.
La risposta delle istituzioni: open day e nuovi protocolli
Proprio per arginare questa pericolosa deriva, e in concomitanza con la Settimana mondiale delle vaccinazioni promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), diverse realtà sanitarie italiane hanno deciso di scendere in campo con iniziative concrete. L’università di Pisa, in stretta sinergia con l’azienda Usl Toscana nord ovest, ha organizzato una serie di aperture straordinarie dei centri vaccinali ad accesso libero e senza alcun bisogno di prenotazione. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, abbattere le barriere logistiche che spesso disincentivano la profilassi; dall’altro, rilanciare quella “cultura della prevenzione” che, nelle parole della prorettrice Enza Pellecchia, rappresenta un tassello fondamentale per la tutela della salute collettiva. Non solo bambini, però. Mentre si consolida in Italia – come accaduto nella stagione 2025-2026 – la strategia integrata di immunizzazione neonatale basata sull’uso di anticorpi monoclonali per la protezione passiva e sulla vaccinazione attiva in gravidanza, l’attenzione si sta spostando anche verso le fasce più mature della popolazione.
Polmoniti e fuoco di Sant’Antonio: la prevenzione over 65
Scendendo nel dettaglio delle iniziative territoriali, un’attenzione particolare è stata riservata agli over 65, categoria storicamente esposta a complicanze severe in caso di infezioni. A Pavia, dal 24 al 30 aprile, gli enti sanitari locali hanno organizzato una campagna di prevenzione gratuita mirata a incrementare la copertura contro due nemici silenziosi ma particolarmente insidiosi per i fragili. Il primo è il virus herpes zoster, responsabile del cosiddetto “fuoco di Sant’Antonio”, una patologia dolorosa che può portare a complicanze neurologiche a lungo termine. Il secondo è il batterio pneumococco, agente eziologico principale di polmoniti severe e di altre infezioni invasive come la meningite. L’offerta attiva di queste vaccinazioni, come evidenziato dai responsabili dell’Ats e del policlinico San Matteo, rappresenta uno strumento essenziale per alleggerire la pressione sugli ospedali e garantire una vecchiaia più sicura, prevenendo l’aggravarsi di condizioni cliniche che richiederebbero ricoveri lunghi e costosi.




