Akihiro Hino di Level-5 difende l'intelligenza artificiale nei videogiochi
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il dibattito sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale generativa nel settore videoludico, acceso da casi come quello dello studio francese dietro "Clair Obscur: Expedition 33" che ha rinunciato a premi e ha bandito la tecnologia dai futuri progetti, trova un nuovo interlocutore di peso. A esprimere una posizione netta e difforme è Akihiro Hino, amministratore delegato della software house giapponese Level-5, che descrive l'IA come uno strumento utile, capace non solo di ridurre significativamente i tempi di sviluppo ma, aspetto forse più rilevante, di arricchire la creatività stessa degli autori. Una visione che si contrappone a chi, temendo una deriva automatizzata e impersonale, guarda a questi mezzi con scetticismo o rifiuto categorico.
Lo strumento che potenzia, non sostituisce
Le dichiarazioni di Hino, che pure non scendono nel dettaglio delle applicazioni pratiche all'interno dei propri titoli, arrivano in un momento di forte polarizzazione. Se da un lato, infatti, episodi come quello citato mostrano una certa pressione dell'ambiente e del pubblico verso un approccio "100% umano", dall'altro molti leader industriali stanno esplorando le potenzialità di questi sistemi. La posizione del CEO di Level-5 sembra voler stemperare le paure più radicali, insistendo sul concetto di arricchimento e di supporto, quasi come se l'intelligenza artificiale fosse un nuovo, potentissimo pennello a disposizione degli artisti, piuttosto che il loro sostituto. Alcuni, del resto, ne colgono soprattutto l'aspetto ottimizzatore, che permette di accelerare fasi tecniche o iterative liberando risorse per la progettualità pura.
Il panorama industriale e le rassicurazioni
In questo quadro, risultano significative anche le parole provenienti da altri importanti studi. Michał Nowakowski, co-amministratore delegato di CD Projekt Red, ha recentemente affrontato il tema durante un incontro con gli investitori, specificando come eventuali riduzioni del personale nell'industria non siano da imputare all'adozione dell'IA. Secondo Nowakowski, i licenziamenti, quando avvengono, trovano origine in cancellazioni di progetti o in ristrutturazioni aziendali interne, non nell'implementazione di tali strumenti. Una precisazione che mira a scindere due piani spesso sovrapposti nel discorso pubblico: quello dell'innovazione tecnologica e quello delle scelte di business, che restano sotto la responsabilità delle direzioni aziendali.
Una transizione in atto tra creatività ed efficienza
La questione, dunque, appare complessa e lontana da una soluzione univoca. Mentre alcuni sviluppatori scelgono di prendere le distanze in modo plateale, altri, come Level-5, ne abbracciano le potenzialità guardando a un futuro in cui l'efficienza non sia nemica della qualità artistica. Quello che emerge è un settore in piena transizione, dove si stanno ridefinendo i confini metodologici della produzione. L'obiettivo dichiarato da chi, come Hino, guarda con favore a queste tecnologie, è duplice: abbreviare i lunghissimi cicli di sviluppo contemporanei e, al tempo stesso, aprire nuovi varchi espressivi. Resta da vedere come questo equilibrio verrà calibrato nella pratica e come verrà recepito da una parte del pubblico sempre più attenta ai processi creativi.




