Emanuela Orlandi, per il procuratore Malerba la regia dei depistaggi porta Oltretevere

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il moltiplicarsi di rivendicazioni, spesso false, e la comparsa di personaggi inesistenti o comunque mai identificati concretamente: sono questi, secondo chi ha avuto modo di studiare a fondo i primi incartamenti, gli elementi che disegnano la trama di un depistaggio «sofisticatissimo», come è stato definito da chi quel caso lo ha esaminato dal punto di vista giudiziario. A riportare l’attenzione sulla struttura quasi “professionale” dei tentativi di sviare le indagini è stato Giovanni Malerba, il procuratore che nel 1997 si occupò della requisitoria nell’ambito della prima inchiesta formale sulla scomparsa della cittadina vaticana, ascoltato giovedì 19 febbraio dalla Commissione bicamerale d’inchiesta. Il magistrato, tornando su quei fascicoli a distanza di anni, ha voluto sottolineare come alcune manovre depistanti non possano essere considerate il frutto di semplici coincidenze o di improvvisazioni maldestre; al contrario, sembrerebbe esserci stata una «regia», una regia che lui stesso, pur avendola intuita all’epoca, preferì non rendere esplicita per evitare possibili querele e per non inclinare ulteriormente un quadro probatorio già di per sé estremamente fragile.

Una strategia del caos per nascondere il movente reale

Nel corso dell’audizione, della durata di diverse ore, Malerba ha ripercorso i passaggi chiave di quelle indagini ormai risalenti, soffermandosi in particolare sul fenomeno delle pseudo-rivendicazioni. Gruppi dai nomi altisonanti come Turkesh o Phoenix, ha spiegato il procuratore, si fecero avanti negli anni successivi al rapimento, dichiarandosi autori del sequestro e dimostrando, in alcuni casi, di possedere dettagli che lasciavano presupporre un contatto diretto con Emanuela. Eppure, e qui sta il nodo centrale dell’analisi del magistrato, nessuno di questi soggetti fu mai in grado di fornire una prova certa del fatto che la ragazza fosse ancora in vita, un paradosso che, unito all’accertata inesistenza di alcune di queste sigle, rivela la natura di un’operazione studiata a tavolino. L’obiettivo, secondo la ricostruzione di Malerba, non era tanto quello di negoziare una liberazione, quanto piuttosto quello di creare confusione, disperdendo le forze investigative su mille rivoli e allontanandole dal nucleo originario della vicenda, e cioè dai veri responsabili e dal movente autentico che portò alla scomparsa della giovane.

Il dubbio del magistrato: «Il sequestro maturato Oltretevere»

Oltre all’analisi tecnica dei depistaggi, l’ex procuratore ha lasciato spazio a una riflessione più personale, maturata proprio in quegli anni di lavoro sui fascicoli. Una sensazione, la sua, che all’epoca scelse di trattenere per prudenza ma che oggi, a distanza di decenni e con la dovuta serenità giudiziaria, ha deciso di condividere con i membri della Commissione. La pista che porta all’interno del Vaticano, ha detto senza mezzi termini Malerba, è sempre apparsa a lui come la più concreta. L’ambiente in cui maturò il sequestro, a suo avviso, andrebbe cercato «Oltretevere», quindi nelle pieghe di quello Stato della Chiesa che la stessa Emanuela abitava quotidianamente, essendo figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia. Non si tratta, ha tenuto a precisare il magistrato, di un’accusa formale o di un indizio probatorio in senso stretto, ma di una convinzione che si è fatta strada osservando la natura stessa dei depistaggi, talmente interni e dettagliati da sembrare concepiti da chi conosceva molto bene gli equilibri e le fragilità di quell’universo chiuso.

Il parallelo con Ustica e la profondità dell’azione depistante

Per rendere l’idea della complessità e della profondità dell’azione depistante, Giovanni Malerba ha utilizzato un paragone che non è passato inosservato: quello con la strage di Ustica. Anche in quel caso, ha spiegato, ci si trovò di fronte a un’azione di sviamento talmente articolata e ben orchestrata da apparire, appunto, «sofisticatissima». Una regia che non si limitava a gettare ombre su singoli individui, ma che mirava a inquinare l’intero contesto investigativo, rendendo quasi impossibile per gli inquirenti distinguere il vero dal falso. Le parole del procuratore, ascoltate con attenzione dai commissari, riportano quindi al centro del dibattito la natura quasi “geologica” del mistero che avvolge la scomparsa di Emanuela Orlandi: uno strato dopo l’altro, le bugie e le falsità si sono accumulate nel tempo, proteggendo un nucleo di verità che, sebbene sfuggente, sembra per Malerba avere dei contorni sempre più definiti e geograficamente circoscritti all’interno delle mura leonine.

Le altre direttrici d’indagine: dal cinema alla musica

Mentre la Commissione ascolta il magistrato, continuano a dipanarsi anche altri filoni paralleli, che pure portano la firma di chi ha cercato di avvicinare la ragazza. Nelle settimane precedenti all’audizione di Malerba, erano emerse testimonianze significative legate al mondo del cinema e della fotografia, una pista definita dei «cinematografari» che ruota attorno a figure ambigue operanti a Roma tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. Personaggi come Felix Welner, descritto da alcuni testimoni come un individuo sfacciato dedito al reclutamento di ragazze per produzioni a luci rosse, e i cui metodi riecheggiano le dinamiche di certi avvicinamenti, sono finiti sotto la lente degli inquirenti. Si tratta di ambienti, questi, frequentati da chi cercava giovani leve con l’inganno della pubblicità o dello spettacolo, e che potrebbero aver incrociato il cammino di Emanuela, studentessa della scuola di musica Tommaso Ludovico da Victoria, creando una pericolosa sovrapposizione tra il suo mondo di adolescente e le losche frequentazioni di chi vedeva in lei un possibile obiettivo. La complessità del caso, insomma, rimanda a una molteplicità di livelli, tutti però, in qualche modo, convergenti verso l’ipotesi che la verità sia stata volutamente offuscata da mani esperte.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.