AliExpress multata per 550 milioni dall’Ue: prodotti illegali e contraffatti sfuggiti al controllo
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Redazione Economia
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La Commissione Europea ha inflitto ad AliExpress una sanzione da record, pari a 550 milioni di euro, per le carenze nella gestione dei rischi legati alla vendita di prodotti illegali e contraffatti sulla piattaforma di e-commerce. L’ammenda, la più elevata mai comminata in applicazione del Digital Services Act (DSA), il regolamento sui servizi digitali che impone alle grandi piattaforme online di esercitare un controllo più rigoroso sui contenuti e sui beni scambiati, supera di gran lunga la multa di oltre 200 milioni di dollari inflitta a Temu lo scorso maggio per violazioni analoghe.
La decisione, annunciata lunedì 20 luglio, arriva al termine di un'indagine che ha evidenziato come il sistema di AliExpress non fosse in grado di arginare in modo efficace il commercio di giocattoli pericolosi, cosmetici non conformi e articoli tecnologici contraffatti, esponendo i consumatori europei a rischi concreti per la loro salute e sicurezza.
L’accusa di Bruxelles: valutazione dei rischi carente e personale insufficiente
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il braccio operativo del gruppo Alibaba non avrebbe condotto una valutazione approfondita dei rischi connessi alla diffusione di merce potenzialmente pericolosa, limitandosi a stime superficiali che non rispecchiavano la realtà operativa della piattaforma. In particolare, la Commissione ha contestato ad AliExpress di aver sovrastimato l’efficacia dei propri algoritmi e dei meccanismi automatici di screening, i quali si sono rivelati inadeguati a intercettare e rimuovere tempestivamente gli annunci di prodotti vietati.
A ciò si aggiunge la mancata verifica sulla sufficienza del personale dedicato alle attività di moderazione: un organico che, a giudizio di Bruxelles, non sarebbe stato adeguato a gestire il volume impressionante di inserzioni pubblicate quotidianamente sulla piattaforma, rendendo di fatto illusorio qualsiasi tentativo di controllo ex post.
La sfida del DSA e il precedente di Temu
La maxi-sanzione rappresenta un segnale inequivocabile dell’intenzione dell’Unione Europea di far rispettare le rigide disposizioni del Digital Services Act, il quadro normativo entrato in vigore per disciplinare il comportamento dei giganti del web e delle piattaforme di commercio elettronico che operano sul mercato comunitario.
La multa, che ammonta a circa 629 milioni di dollari al cambio attuale, non solo stabilisce un nuovo primato per quanto riguarda le sanzioni DSA, ma conferma anche la volontà di Bruxelles di agire in modo coordinato contro i principali attori dell’e-commerce low-cost provenienti dall’Asia. Proprio poche settimane fa, la stessa autorità aveva inflitto una pena pecuniaria consistente a Temu, un altro marketplace cinese, per carenze simili nella gestione dei prodotti non sicuri, dimostrando che la tolleranza verso queste pratiche è ormai ai minimi termini.
L’ordine di adeguamento e le implicazioni per il mercato europeo
Oltre al pagamento dell’ammenda, la Commissione ha intimato ad AliExpress di mettere in atto tutte le misure correttive necessarie per allinearsi pienamente agli standard previsti dalla normativa europea, pena l’irrogazione di ulteriori penalità e la possibile limitazione delle proprie attività all’interno dei confini dell’Unione.
La piattaforma, che conta decine di milioni di utenti in Europa e rappresenta uno dei canali privilegiati per l’acquisto di beni a basso costo direttamente dalla Cina, dovrà quindi rivedere profondamente i propri processi di verifica e implementare sistemi più robusti per prevenire l’inserimento di articoli contraffatti, pericolosi o comunque illegali.
La vicenda solleva interrogativi più ampi sul modello di business basato su volumi enormi e controlli ridotti all’osso, che molti operatori del settore hanno finora adottato per guadagnare quote di mercato a scapito della sicurezza e della trasparenza.
Le reazioni e il quadro normativo in evoluzione
L’annuncio della sanzione ha già suscitato reazioni contrastanti tra gli addetti ai lavori e gli esperti di diritto commerciale, molti dei quali vedono in questa decisione un passaggio obbligato per riequilibrare il rapporto tra i colossi tecnologici esteri e i produttori locali, vincolati a standard qualitativi molto più severi.
La piattaforma, da parte sua, avrà ora la possibilità di presentare ricorso dinanzi al Tribunale dell’Unione Europea, anche se le evidenze raccolte durante l’istruttoria appaiono difficilmente confutabili alla luce della mole di prodotti sequestrati e dei test di laboratorio che ne hanno certificato la pericolosità.
Resta inteso che il caso di AliExpress potrebbe rappresentare solo il primo di una lunga serie di interventi repressivi, considerato che il DSA attribuisce alla Commissione poteri di indagine sempre più penetranti e la facoltà di irrogare multe fino al 6% del fatturato globale delle imprese coinvolte, un deterrente che nessun operatore può ormai permettersi di ignorare.




