La fatica, il valore ritrovato: i maturandi del 2026 scelgono Calabresi
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Redazione Interno
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Una scelta che, a ben guardare, dice molto più di un semplice dato statistico, e che ha sorpreso persino l'autore del libro da cui è tratta la traccia. Mario Calabresi, appresa la notizia della preferenza accordata al suo brano, non ha potuto che manifestare la propria emozione, quasi a sigillare un cerchio che si chiude idealmente con un dialogo nato proprio tra i banchi di scuola.
La "fatica" di cui parla, intesa come dedizione, costanza e pazienza, è diventata così il carburante concettuale per centinaia di migliaia di studenti, che hanno scelto di misurarsi con una riflessione sulla tenacia e sul valore del lavoro, in controtendenza rispetto a un'epoca che sembra aver rimosso il significato profondo dello sforzo.
Non si è trattato di una vittoria schiacciante, ma di un'affermazione chiara: il 23,2% dei maturandi ha optato per la proposta C2, lasciando alle spalle altre tracce pur di grande spessore come il discorso di Giuseppe Saragat all'Assemblea Costituente o le analisi di testi di Cesare Pavese e Vitaliano Brancati.
L'eco di un discorso alle origini della Repubblica
Tra le sette tracce proposte dal ministero dell'Istruzione e del Merito, la tipologia B, quella del testo argomentativo, offriva agli studenti lo spunto per confrontarsi con le parole pronunciate da Giuseppe Saragat il 26 giugno 1946, in una delle sedute inaugurali dell'Assemblea Costituente. Un discorso che, a ottant'anni di distanza dal referendum che sancì la nascita della Repubblica, mantiene intatta la sua forza evocativa, richiamando i valori della democrazia, della giustizia sociale e della necessità di dare un volto umano alle istituzioni. i candidati, chiamati a riassumere i nuclei tematici del discorso e a riflettere sugli "altri doveri" che sovrastano i legislatori, hanno potuto così confrontarsi con le radici profonde del nostro patto civile, in un ideale ponte tra passato e presente che è uno dei compiti più alti dell'esame di Stato.
La fatica come antidoto alle scorciatoie
Eppure, a prevalere sulla storia e sulla poesia è stata una riflessione di attualità, un tema che interroga il nostro modo di vivere e di concepire il successo. Il brano tratto da "Alzarsi all'alba" non propone un'apologia del dolore o del sacrificio fine a sé stesso, bensì invita a recuperare il senso di un impegno che non elude le difficoltà, contrapponendosi all'idea, "abbondantemente coltivata", che si possano ottenere risultati senza fatica.
Una prospettiva che, secondo Calabresi, affonda le sue radici in un dialogo con la nonna, testimone di un Novecento che aveva combattuto per liberarsi da alcune fatiche, per poi assistere alla scomparsa di un significato più alto legato alla dedizione. Nel suo libro, l'autore racconta di aver visto la parola "fatica" assumere una connotazione solo negativa, fin quasi a scomparire dal vocabolario quotidiano, mentre l'illusione della scorciatoia si faceva strada, nonostante la sua natura di inganno.
Un'esperienza che diventa crescita
La scelta di questa traccia da parte dei maturandi può essere letta come un segno di maturità, una consapevolezza che il vero valore si costruisce giorno dopo giorno, con pazienza e ostinazione. Come ha sottolineato lo stesso Calabresi, l'augurio per i ragazzi è che possano fare fatica, perché è proprio attraverso lo sforzo che si realizzano i sogni e si diventa grandi. In un mondo che spesso esalta la gratificazione istantanea, i giovani sembrano aver riscoperto l'importanza di un percorso che non esclude gli ostacoli, ma li trasforma in opportunità di crescita personale.
La Maturità, con la sua carica di tensione e impegno, diviene così la metafora perfetta di quel "carburante" che alimenta la vita adulta, un'esperienza che, come ha ricordato il ministro Giuseppe Valditara, deve servire a valorizzare i talenti di ognuno e a dimostrare il proprio valore, al di là della perfezione.




