Il mercato, le parole di André e quel benzinone del Benfica sull'affare Milan

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La giovanissima promessa del calcio brasiliano, quel André che al Corinthians ha appena diciannove anni e una maturità che non gli appartiene, ha rotto il silenzio stampa che avvolgeva la sua possibile, e per certi versi ormai tormentata, trattativa di trasferimento al Milan. Lo ha fatto con le parole misurate di chi, nonostante l'età, sa già districarsi tra i microfoni e le pressioni di un mercato che lo vuole protagonista. Intervenuto ai canali ufficiali del club, o meglio rilasciando un'ampia intervista a Globoesporte come da prassi per questi casi, il centrocampista ha confermato come l'ipotesi di una valigia diretta in Italia, e più precisamente a Milano, conservi per lui il sapore di un sogno. "Se andassi al Milan", ha dichiarato, "vivrei un sogno", salvo poi, con una naturalezza quasi disarmante, aggiungere come del resto anche l'attuale realtà, quella con la maglia del Timão, rappresenti la realizzazione di un desiderio coltivato sin dai tempi in cui calciava un pallone da bambino per strada. Una dichiarazione, questa, che non chiude certo le porte ai rossoneri ma che, al contrario, fotografa la complessità di un ragazzo diviso tra l'affetto per la propria terra e il fascino irresistibile del calcio europeo, che bussa prepotentemente alla sua porta con la ferma intenzione di essere ascoltato.

E mentre André si gode i riflettori e i complimenti pubblici, giunti persino dal fuoriclasse olandese Memphis Depay suo compagno di squadra, che sui social non ha esitato a definirlo uno dei talenti più cristallini che abbia mai visto all'opera, la dirigenza rossonera si trova a fare i conti con una trattativa che da semplice formalità, oramai qualche settimana fa, si è trasformata in un vero e proprio ginepraio. L'accordo, che sembrava cosa fatta sulla base di una cifra complessiva che si aggirava tra i 13 e i 17 milioni di euro a seconda delle fonti e delle percentuali legate alla futura rivendita, era stato perfezionato nei documenti e nelle volontà del giocatore, il quale aveva anche accettato di rinunciare alla sua quota del 30% sul cartellino per agevolare l'operazione. Poi, il colpo di scena, quello che ha fatto storcere il naso a Giorgio Furlani e a Geoffrey Moncada, con il presidente del club brasiliano, Osmar Stabile, che ha ritirato tutto. Una mossa a sorpresa, quella del numero uno del Corinthians, nata dalle pressioni ricevute dall'allenatore Dorival Junior – il tecnico, si mormora, avrebbe messo sul piatto persino le sue dimissioni pur di non privarsi del gioiello di centrocampo – e cavalcata anche dal malcontento di una tifoseria che non vedeva di buon occhio la partenza di un giovane dal quale ci si aspetta ancora tanto.

Il Benfica avanza, la dirigenza rossonera resta immobile: lo stallo che agita il mercato

A complicare ulteriormente il quadro, già di per sé nebuloso e carico di tensioni, ci si è messo il Benfica. Il club portoghese, da sempre abile a pescare a costi contenuti nel florido vivaio brasiliano, ha iniziato a tastare il terreno con insistenza, forte della disponibilità a mettere sul piatto una proposta che, secondo alcune voci di corridoio, potrebbe superare i venti milioni di euro. Una cifra, questa, che evidentemente rimescola le carte e che costringe il Milan a una scelta di campo netta: alzare la propria offerta iniziale per rientrare in una trattativa che sembrava ormai in cassaforte, oppure mantenere una posizione ferma, per non dire rigida, convinto che il valore proposto per il classe 2006 fosse già più che congruo, specialmente alla luce della volontà del ragazzo di vestire il rossonero. La sensazione, palpabile, è che l'operazione sia entrata in una fase di stallo pericolosa, dove il tempo che passa gioca a sfavore della compagine italiana, dando modo agli altri pretendenti, Benfica in testa ma non solo, di organizzare un assalto che potrebbe risultare decisivo. La dirigenza del Milan, dal canto suo, non ha alcuna intenzione di farsi prendere per il collo e di rilanciare, consapevole che esistono altre piste e che la linea della sostenibilità economica, quella che impone di non strafare per un talento pur interessante ma ancora acerbo, va rispettata anche a costo di perdere un obiettivo. Un braccio di ferro, insomma, che tiene in bilico il futuro del ragazzo e che alimenta le cronache di un calciomercato estivo che, per certi versi, sembra già entrato nel vivo nonostante la stagione sia ancora lontana dalla conclusione. E proprio in questo clima di incertezza, la prospettiva di un ricorso alla Fifa, ventilata dai legali rossoneri per far valere la presunta vincolatività dei documenti già sottoscritti, appare per ora più una minaccia che una strada concretamente percorribile, data la complessità e i tempi lunghi della giustizia sportiva, che mal si conciliano con l'esigenza di programmare la squadra per la prossima annata.

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