Totti e il Covid, il racconto di "Oltre": la paura di morire, i figli e la telefonata di Pier Silvio Berlusconi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nell'autunno del 2020, a poche settimane dalla scomparsa del padre Enzo, avvenuta il 12 ottobre allo Spallanzani di Roma per le conseguenze del Covid, Francesco Totti si ammala a sua volta. L'ex capitano della Roma ricostruisce quei giorni nel libro "Oltre", edito da Cairo, nel quale racconta la febbre salita fino a 39 gradi, il rifiuto del ricovero e il timore di fare la stessa fine del genitore. A un certo punto, convinto di non farcela, riunisce i figli a distanza di sicurezza e dice loro: "Non so se ce la farò".

Il lutto e il contagio dopo una serata tra amici

Enzo Totti, scomparso a 76 anni, era stato per Francesco un punto di riferimento costante, dentro e fuori dal campo. "È stato il mio numero uno, e purtroppo anche una cifra in più nel conteggio dei morti", scrive l'ex calciatore, che nel libro non nasconde il peso di quel vuoto e il rimorso per il tempo non passato insieme.

Il contagio, secondo la ricostruzione contenuta nell'autobiografia, arriva dopo una proiezione privata organizzata per un gruppo ristretto di familiari e amici: nei giorni successivi diversi partecipanti lo avvisano di essere risultati positivi, e i tamponi disposti nella villa confermano la positività anche per lui. L'isolamento in una stanza di casa, la tosse e la difficoltà respiratoria segnano il peggioramento, mentre il ricordo della morte del padre alimenta una paura che diventa presto terrore.

La chiamata che cambia tutto

È a quel punto che arriva la telefonata di Pier Silvio Berlusconi, che si attiva per mettere Totti in contatto con Alberto Zangrillo, primario di Anestesia e rianimazione del San Raffaele di Milano. L'ex numero dieci racconta di aver rifiutato l'ipotesi di un trasferimento nel capoluogo lombardo con un aereo privato: "Non mi faccio ricoverare nella mia Roma, e poi vengo a morì a Milano?". La svolta, invece, arriva da un consiglio a distanza.

Zangrillo gli chiede in quale posizione dorma e, dopo la risposta, gli suggerisce di distendersi a pancia in giù con le braccia aperte per verificare se la respirazione ne tragga giovamento. La febbre scende, la saturazione risale fino a un valore vicino alla norma e il ricovero viene evitato. Totti attribuisce a quella telefonata e a quelle indicazioni il merito di avergli salvato la vita.

Le conseguenze e il racconto pubblico

Nel libro l'ex capitano riferisce anche che, a distanza di anni, la respirazione non è tornata quella di prima della malattia. La vicenda clinica si intreccia con il disagio provato durante la pandemia per le disuguaglianze sociali: Totti racconta di aver trascorso l'isolamento in una casa con giardino e spazi ampi, mentre molte famiglie erano chiuse in appartamenti angusti, e di aver avvertito un senso di colpa per questa differenza.

Il racconto si ferma ai fatti di quei giorni, senza aggiungere particolari sulle condizioni attuali oltre a quanto dichiarato dallo stesso ex calciatore nel volume. La presentazione del libro è prevista al Teatro Brancaccio di Roma.

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