Delitto a Porcia, la lite, i cocci di bottiglia e l’intervento del padre ucciso davanti ai figli

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Non era la prima volta che la rabbia esplodeva tra le mura di quella villetta di via Zuccolo, a Porcia, eppure nessuno, tra i vicini, avrebbe mai immaginato che la domenica di fine maggio si sarebbe trasformata in una scena da cronaca nera. Fabrizio Barberini, 50enne operaio originario di Latina ma residente da anni nella frazione di Rorai Piccolo, si era presentato nell’abitazione dell’ex compagna con la pretesa – o forse la disperata speranza – di un chiarimento definitivo.

Lui, che viveva ancora in quella casa nonostante la separazione, e lei, una 39enne che aveva ormai deciso di chiudere quella relazione segnata da rancori mai sopiti, si sono affrontati in un alterco degenerato in pochi minuti. È proprio in questo frangente, secondo quanto emerso dalle prime sommarie informazioni, che l’uomo l’avrebbe colpita con una bottiglia, costringendola a barricarsi in bagno insieme ai tre figli di 16, 7 e 4 anni, mentre chiamava il 112 per chiedere aiuto.

L’intervento del padre e la colluttazione fatale

La situazione, già di per sé drammatica, è precipitata quando sul posto è accorso Marius Adrian Dorobantu, 59 anni, di origini rumene, il padre della giovane donna. Abitava a meno di un chilometro di distanza, probabilmente allertato dalla figlia in preda al panico, e si è trovato davanti l’ex compagno di lei nel vialetto antistante la villetta. Quello che doveva essere un tentativo di difesa – il classico intervento di un padre per proteggere la propria figlia – si è trasformato in una colluttazione brutale.

Gli investigatori della Squadra mobile, coordinati dalla Procura di Pordenone, stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica, ma i reperti parlano chiaro: sul asfalto sono stati trovati frammenti di vetro, cocci di una bottiglia andata in frantumi, e una pietra insanguinata. Secondo le prime ipotesi, Barberini avrebbe utilizzato entrambi gli oggetti per colpire ripetutamente il rivale, causandogli ferite gravissime alla testa.

La violenza dell’aggressione ha lasciato senza scampo il 59enne, che era in arresto cardiaco già all’arrivo delle volanti.

La simulazione in ospedale e il fermo dell’operaio

Anche Barberini è rimasto ferito nel corso dello scontro – se ne parla di lesioni alla testa –, ma le sue condizioni non hanno mai destato particolare preoccupazione. Trasportato in elicottero all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, l’uomo ha tentato una messa in scena che ha subito insospettito i sanitari e le forze dell’ordine.

Secondo quanto riportato da fonti vicine alle indagini, il 50enne avrebbe simulato uno stato comatoso e, tra un rantolo e l’altro, avrebbe biascicato frasi come «mi ha massacrato»; eppure, la Tac a cui è stato sottoposto non ha evidenziato alcuna anomalia neurologica né lesioni tali da giustificare quel quadro clinico. Dimesso dall’ospedale, gli agenti gli hanno notificato il fermo per omicidio, mentre pende sulla sua testa anche l’ipotesi di reato di maltrattamenti in famiglia per le violenze pregresse nei confronti dell’ex compagna.

Agli inquirenti, Barberini ha già fornito la propria versione dei fatti, sostenendo di aver agito per legittima difesa; una tesi – quella della difesa – che appare tuttavia in forte contrasto con la ferocia dell’aggressione e con la natura degli oggetti utilizzati.

Una famiglia invisibile e i figli sotto choc

L’intera vicenda ha gettato nello sconcerto il piccolo centro di Porcia, dove i residenti di via Zuccolo si sono detti increduli. «Pensavo non vivesse nessuno in quella casa» ha confessato un vicino ai cronisti presenti, testimoniando un isolamento sociale quasi surreale per una famiglia che risiedeva lì da dieci anni. Nessuno, tra chi abita accanto, aveva mai notato segnali di particolare tensione o aveva mai sentito urla provenire da quella villetta.

Eppure, quel pomeriggio, i tre figli della coppia hanno assistito a una scena che difficilmente potranno rimuovere: prima l’aggressione alla madre, poi la furia omicida del padre contro il nonno, un uomo che era accorso unicamente per proteggere la propria figlia. I minori sono stati immediatamente presi in carico e affidati ai servizi sociali del Comune, mentre la 39enne, medicata per la ferita alla testa, è stata dimessa in serata.

La villetta, intanto, rimane sotto sequestro, con la polizia scientifica ancora al lavoro per raccogliere ogni frammento utile a chiudere il cerchio su una tragedia familiare che ha lasciato dietro di sé solo silenzio e dolore.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.