Il calcio italiano va rifondato, la politica fa muro contro Gravina
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Redazione Sport
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Non c’è solo la delusione sportiva, stavolta, a fare da sfondo all’ennesima notte senza Mondiali per la Nazionale italiana. C’è la consapevolezza, amara e ormai ineludibile, che il fallimento sia sistemico. All’indomani della sconfitta nei playoff contro la Bosnia – che ha sancito la terza esclusione consecutiva dalla Coppa del Mondo, un dato che pesa come un macigno sulla storia del calcio nazionale – il fronte politico si è compatto, seppur con diverse sfumature, nell’indicare la necessità di un cambio radicale ai vertici della Federcalcio. L’attesa per l’estate, che per gli appassionati significherà ancora una volta il divano e la televisione accesa sulle imprese altrui, ha innescato una reazione che trascende il semplice dibattito tecnico per assumere i contorni di una vera e propria resa dei conti istituzionale. A muoversi per primo è stato il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, il quale, intervenuto ai microfoni di Rai 1, ha usato parole che suonano come un atto di accusa formale: il calcio italiano va rifondato, e questo processo non può prescindere da un rinnovamento dei vertici della FIGC.
La svolta di Abodi e lo scontro con la Federazione
Le dichiarazioni di Abodi arrivano nel momento di massima tensione, rappresentando una cesura netta rispetto ai tentativi di mediazione del passato. Il Ministro ha infatti ribadito con fermezza che, sebbene vada riconosciuto l’impegno del commissario tecnico e della squadra sul campo – una precisazione che non è sfuggita agli addetti ai lavori – le responsabilità gestionali sono di tutt’altra natura e richiedono un atto di coraggio. Il riferimento è chiaramente a Gabriele Gravina, il presidente federale il cui mandato, iniziato nel 2018, ha coinciso con un periodo di progressivo declino competitivo. Non è mancata, nella replica del Ministro, una stoccata diretta alle recenti dichiarazioni del numero uno della FIGC, che aveva tentato di spostare il baricentro della critica verso le Istituzioni, lamentando una mancanza di sostegno. Abodi ha ribaltato l’accusa, definendo “scorretto” negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva, accusando il Governo di inadempienza e, in un passaggio particolarmente duro, sminuendo il valore e il livello professionistico di altre discipline sportive.
Il fronte del Senato e le firme bipartisan
Il malcontento, però, non si è fermato alle dichiarazioni di rito. In un’azione che dimostra come il tema sia ormai percepito come prioritario anche nell’agenda politica, circa quaranta senatori di maggioranza e opposizione hanno depositato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta, indirizzata al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro Abodi. Nel testo, visionato dall’Adnkronos, la richiesta è esplicita e priva di giri di parole: si chiede al Governo se ritenga ancora sostenibile la permanenza di Gravina alla guida della FIGC e se non sia necessario sollecitarne un immediato passo indietro, valutando addirittura l’ipotesi di un commissariamento. I firmatari vogliono sapere, inoltre, quali iniziative intenda prendere l’esecutivo per avviare una rifondazione strutturale, che tocchi i settori giovanili, la scuola, gli impianti e la valorizzazione dei giovani talenti italiani, elementi ritenuti cruciali per uscire da quello che viene definito non un semplice incidente di percorso, ma “un fallimento che colpisce uno dei più rilevanti patrimoni sociali, culturali ed economici della Nazione”.
L’analisi del “grande vecchio” e il vuoto generazionale
In questo clima di resa dei conti, l’analisi di chi il calcio lo ha vissuto ai massimi livelli diventa una lente impietosa per leggere il presente. Adriano Galliani, oggi senatore di Forza Italia ma ricordato come una delle menti più illuminate della nostra epoca calcistica (con un passato da dirigente vincente al Milan e, più recentemente, al Monza), ha offerto un paragone che fotografa il vuoto competitivo. La sua riflessione, che molti interpretano come un implicito endorsement a un ricambio generazionale ai piani alti della Federcalcio, parte da un dato di fatto inconfutabile: il contesto è cambiato in modo radicale rispetto agli anni d’oro. Galliani ha ricordato che negli anni ’90 il nostro campionato era il più forte del mondo, capace di schierare palloni d’oro italiani e stranieri, e che le squadre italiane dominavano le competizioni europee vincendo Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa UEFA. Oggi, quella supremazia è solo un ricordo lontano, sostituita da un sistema che fatica a produrre talenti e a competere a livello internazionale, condannando un’intera generazione di ragazzi a non aver mai vissuto l’emozione di vedere l’Italia giocare la fase finale di un Mondiale.
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