Gli autovelox non registrati non potranno più multare da fine 2025

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il panorama del controllo della velocità sulle strade italiane si avvia verso una svolta epocale, la quale, definendo una volta per tutte i criteri di legittimità degli strumenti in uso, porrà fine a un periodo di notevole incertezza. L’obbligo di registrazione degli autovelox nel registro nazionale, stabilito dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti come “condizione necessaria per il legittimo utilizzo”, sta infatti producendo i suoi effetti concreti, dopo la chiusura ufficiale delle iscrizioni avvenuta lo scorso 28 novembre. Quella data ha segnato un confine netto, delimitando in modo inequivocabile i dispositivi autorizzati da quelli che, non essendo stati censiti, dovranno essere dismessi.

La mappa ufficiale e i 3.625 dispositivi autorizzati

A seguito della scadenza del termine, è divenuta pienamente operativa la mappa consultabile sul sito del Ministero, un vero e proprio catasto digitale che, aggiornato con puntualità, fornisce agli automobilisti uno strumento di trasparenza senza precedenti. In questo elenco, che costituisce l’unico riferimento ufficiale, sono contenuti tutti i 3.625 apparecchi omologati sul territorio nazionale, ciascuno dei quali è identificato non solo dalla marca e dal modello, ma anche da dati tecnici come la matricola e la precisa collocazione chilometrica, elementi che ne certificano l’ufficialità. Si tratta di un archivio in divenire, destinato a essere perfezionato, che include le postazioni fisse e i Tutor, i quali, ormai, non potranno più operare al di fuori di questo quadro normativo rigido.

Il percorso verso la piena operatività del nuovo sistema

Sebbene il censimento si sia concluso, le amministrazioni locali – dai Comuni alle Province, fino alle diverse forze di polizia – hanno di fronte un ulteriore step amministrativo. Entro il 30 novembre 2025, come previsto dalla normativa, dovranno infatti completare la comunicazione al ministero di tutti i dispositivi di rilevazione attivi, un passaggio burocratico fondamentale che, una volta ultimato, renderà il registro definitivo e pienamente efficace. Fino a quella data, è prevedibile che si assisterà a una fase transitoria, durante la quale la situazione potrà apparire in divenire, con alcuni enti già in regola e altri ancora al lavoro per adempiere agli obblighi.

Le conseguenze immediate per gli automobilisti

La diretta conseguenza di questo impianto normativo, che mira a cancellare le zone d’ombra, è la nullità delle sanzioni elevate da dispositivi non inseriti nell’elenco ministeriale. Dopo il 30 novembre 2025, qualsiasi autovelox non dichiarato non potrà più generare multe valide, un principio che, da un lato, rafforza la certezza del diritto per i cittadini e, dall’altro, costringe gli enti a un rigore assoluto nella gestione degli strumenti di controllo. Coloro che ricevessero una contestazione avranno dunque la possibilità di verificarne la legittimità incrociando i dati con il registro pubblico, uno strumento di difesa che, fino a poco tempo fa, era semplicemente inimmaginabile.

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