Addio a Emilio Fede, il giornalista che ha segnato un'epoca della televisione
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Redazione Interno
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Emilio Fede si è spento all’età di 94 anni nella residenza San Felice di Segrate, chiudendo una parabola esistenziale e professionale che lo ha reso uno dei volti più noti e discussi del piccolo schermo italiano. La notizia, che ha meritato l’apertura delle agenzie, conferma lo statuto di personaggio popolare che l’ha accompagnato per decenni, un uomo le cui virtù professionali e le cui cadute pubbliche sono state sempre sotto i riflettori, rendendo impossibile scindere il giornalista dall’icona mediatica.
La figlia Sveva, in un commovente collegamento con il Tg1, ha ricordato come il padre «abbia lottato molto, fino in fondo, ma se ne sia andato tranquillo», sereno all’idea di ricongiungersi alla madre. Un ultimo periodo di vita che la stessa figlia ha definito «un bellissimo percorso», a coronamento di un’esistenza intensamente vissuta, costellata da riconoscimenti professionali ai quali, come lei stessa ha sottolineato, Fede ha dedicato anima e corpo.
La sua carriera, iniziata da inviato di guerra, toccò il suo apice quando assunse la guida del Tg1 Rai nei primi anni Ottanta, un periodo in cui, purtroppo, sotto la sua direzione andò in scena la drammatica diretta di Vermicino, evento da molti considerato l’atto di nascita della cosiddetta “tv del dolore”. La sua parabola professionale si intrecciò indissolubilmente con quella di Silvio Berlusconi, al quale giurò una fedeltà incondizionata, dirigendo prima “Studio Aperto” e poi il Tg4 con uno stile tutto particolare, spesso criticato per una faziosità che non ambiva nemmeno a essere dissimulata.




