Robbie Williams, l’irresistibile festa pop del Firenze Rocks: 29 anni dopo il ritorno al Visarno
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Erano passati esattamente ventinove anni dall’ultima volta, una vita per chiunque, un’eternità per l’industria musicale. Era il 1997, un’era geologica fa per i costumi e la tecnologia, quando Robbie Williams, allora giovane ex dei Take That, si presentò sul palco del Teatro Tenda per quella che era una scommessa appena iniziata.
Ieri sera, nel secondo giorno del Firenze Rocks alla Visarno Arena, l’artista britannico ha saldato quel conto con gli interessi, trasformando il parco delle Cascine in una pista da ballo a cielo aperto per oltre 50mila persone. Se qualche spettatore si attendeva la semplice malinconia di un revival, se n’è andato con la voce roca dopo aver cantato a squarciagola inni come "Rock DJ" e "Let Me Entertain You", dimostrando che il carisma, quando è autentico, non si consuma con le rughe.
È stato uno show totalizzante, quasi due ore di spettacolo dove il cantante ha sfoggiato un guardaroba eccentricamente curato, passando dalla canotta rossa ai pantaloni di tuta fucsia, e poi ancora alla pelliccia sintetica rosa shocking che tanto ha fatto parlare i social.
L’archivio dei ricordi e la forza magnetica di un frontman
C’è una ragione precisa se Robbie Williams riesce a essere amato sia dai quarantenni nostalgici che dai ragazzini arrivati ieri: non si limita a cantare, ma vive la musica come una catarsi collettiva. Sulla scia del nuovo album "Britpop", l’artista ha confezionato una scaletta che è un vero e proprio manuale di storytelling musicale, evitando però la pedanteria della semplice elencazione di hit.
Ha aperto le danze con "Let Me Entertain You" come un mattatore consumato, per poi infilzare il pubblico con un trittico di successi che hanno segnato epoche diverse; in particolare, il momento in cui ha attaccato "Rock DJ" ha fatto saltare l’arena come se fosse il primo giorno di scuola, e quando ha lasciato spazio a "Better Man" o "Feel" – quest’ultima ormai un classico intramontabile – il pubblico ha preso il sopravvento, trasformando la nota in un coro da stadio.
Tra una canzone e l’altra, Williams ha giocato con la platea citando persino "Song 2" dei Blur e "Seven Nation Army", un omaggio ai rivali di un tempo che ha spiazzato e divertito, perché lui, ormai, può permettersi di ridere per primo di se stesso.
Un ritorno alle radici fiorentine tra nuovi brani e vecchi cult
La serata, però, non è stata solo una sfilata di tormentoni. Williams ha avuto la lucidità di inserire nel flusso dello show anche i pezzi più recenti, come "Pretty Face" e "Rocket", dimostrando che la sua vena creativa è tutt’altro che in riserva. Se "Millennium" e "She’s The One" hanno rappresentato la spina dorsale classica del concerto, sono stati i dettagli improvvisati a fare la differenza: l’accenno a "New York, New York" cantato con quella voce calda e roca, o l’abbraccio finale con "Angels", il brano che chiude ogni sua esibizione come un testamento spirituale.
Parlando di numeri, Robbie ha portato sul palco una credibilità che deriva da statistiche impressionanti – 90 milioni di dischi venduti e 18 BRIT Awards – ma ieri sera quei dati contavano meno della semplice gioia di vederlo scendere tra il pubblico per un selfie o fissare negli occhi un fan in prima fila mentre cantava "My Way".
L’affetto di una città e la dimensione della grande festa
Nonostante il caldo afoso di giugno, la Visarno Arena ha risposto presente con una partecipazione trasversale che ha visto intere famiglie – genitori e figli – condividere la stessa emozione, un fenomeno raro per un concerto rock. I numeri parlano chiaro: oltre cinquantamila presenze che hanno reso questa tappa fiorentina l’unica italiana dell’estate per la star britannica, un sold out che conferma come l’appeal di questo showman non abbia subito cali di tensione.
Prima di lui, si erano alternati sul palco gli Ejent, i Mystery Jets e la bravissima KT Tunstall, ma quando Robbie ha fatto capolino tra le luci, il livello è schizzato verso l’alto, relegando l’apertura a un semplice antipasto. È stato bello vedere come pezzi più oscuri o le versioni rimixate di "Monsoon" abbiano trovato spazio accanto ai tormentoni estivi, regalando una profondità inaspettata a una serata che, in apparenza, voleva essere solo una grande abbuffata di pop.
E mentre i fan uscivano dal parco ancora storditi, restava addosso la sensazione che Williams, con quella sua ironia dissacrante e la voce ancora potente, abbia restituito a Firenze l’abbraccio che attendeva da ventinove lunghi anni.




