Ari Aster racconta l'America straziante di Eddington

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Ari Aster, il regista che con pellicole come Hereditary e Midsommar ha ridisegnato i confini dell'horror contemporaneo, approda alla Festa del Cinema di Roma con Eddington, un'opera fluviale che tenta di catturare lo spirito disgregato degli Stati Uniti. «Non riusciamo a capirci. E questo è straziante», ha dichiarato l'autore, nato a New York ma cresciuto a Santa Fe, sintetizzando con una frase il nucleo tematico di un lavoro che si annuncia come un mix di cronaca, grottesco, western e commedia nera. Il film, che vede protagonisti Joaquin Phoenix e Pedro Pascal, non si limita a ritrarre una piccola cittadina del New Mexico, bensì ambisce a diventare una satira feroce della schizofrenia sociale che ha caratterizzato l'ultimo quinquennio americano, toccando, seppure in maniera non sempre coerente, temi come la pandemia, il complottismo e l'influenza pervasiva dei social media.

Una luminosità instabile

Il titolo del film, come spiega una citazione della Treccani riportata nelle recensioni, richiama il concetto astrofisico di "luminosità di Eddington", quel limite superiore oltre il quale un Corpo celeste perde il suo equilibrio diventando instabile. Una metafora che Aster applica alla micro-società di Eddington, ritraendola come un organismo al collasso, dove le pressioni interne – quelle della radiazione sociale, politica e culturale – rischiano di farla esplodere. L'approccio del regista, che pure viene da alcuni definito una "nuova rivoluzione" nel suo genere, non è però piaciuto a tutti: c'è chi, nelle prime valutazioni, parla di un impianto narrativo affaticato e a tratti annoiato, nonostante la lodevole intenzione di fare i conti con le piaghe aperte della nazione.

La satira sul lockdown e le sue ombre

Uno degli elementi che hanno catalizzato l'attenzione è la rappresentazione satirica del periodo del lockdown, affidata alle performance di Joaquin Phoenix e Pedro Pascal. La pellicola, infatti, non rifugge dall'affondare lo sguardo in uno dei capitoli più divisivi della recente storia americana, provando a distillarne l'assurdo e le contraddizioni. Questa operazione, per quanto coraggiosa, si scontra con un tessuto narrativo giudicato da alcune voci come sregolato, dove le molte tematiche affrontate – dalla supremazia bianca all'ascesa dei guru digitali – finiscono a volte per sovrapporsi senza trovare una sintesi organica, lasciando nello spettatore una sensazione di caos.

Tra innovazione e inciampo narrativo

Nonostante l'ingresso nell'Olimpo di Cannes, Eddington sembra confermare una certa tendenza nell'opera di Aster, quella di una voce anticonvenzale che, nel tentativo di innovare, a volte inciampa. Il film, atteso nelle sale, si propone come un affresco ambizioso e totale di un'America lacerata, un ritratto che vuole essere spietato ma che, secondo alcune critiche, perde in efficacia ciò che guadagna in portata tematica. Resta il fatto che l'autore, con questo suo nuovo lavoro, continua a spingere il cinema di genere verso territori inesplorati, mischiando con audacia elementi eterogenei per raccontare una realtà sempre più complessa e difficile da decifrare.

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