Venezia, la Mostra del cinema nel mirino della protesta su Gaza
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre si alza il sipario sulla Mostra del cinema di Venezia, la kermesse, che inaugura domani con «La gloria» di Paolo Sorrentino, si trova al centro di un acceso dibattito internazionale che travalica i confini del grande schermo. A guidare la mobilitazione è il collettivo Venice4Palestine, il quale è riuscito a dare una forma unitaria e strutturata a quelle che, in precedenti manifestazioni come la Berlinale o gli Oscar, erano state principalmente prese di posizione individuali. L’obiettivo dichiarato è trasformare il Lido nel più grande palcoscenico di protesta contro ciò che viene definita la strage di Gaza, polarizzando inevitabilmente l’ambiente.
Il controcanto a questa mobilitazione, bersagliato dall’inchiostro di un appello firmato da diversi attori e registi italiani, porta i nomi di Gal Gadot e Gerard Butler. I due, nel cast de «In the Hand of Dante» di Julian Schnabel – un film che annovera anche Martin Scorsese, Al Pacino e Sabrina Impacciatore – sono stati nel mirino di chi ne ha giudicato la presenza inappropriata, chiedendo alla Biennale di non invitarli. La Gadot, israeliana, è stata criticata per i suoi pubblici abbracci con i familiari degli ostaggi, mentre Butler per il suo sostegno finanziario all’esercito israeliano.
Di fronte a queste richieste, che alcuni hanno letto come una forma di censura, si è levata la voce del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco. Con una presa di posizione netta, ha ribadito la linea dell’istituzione che egli guida: «Io non chiudo niente, io apro». Un principio, il suo, che riecheggia quanto già affermato durante le polemiche che avevano investito la Biennale d’Arte, quando si pretese la chiusura del padiglione israeliano, in un clima paragonabile alle richieste di boicottaggio avanzate per quello russo o iraniano.




