Perché in Italia le bollette di luce e gas sono più care che nel resto d’Europa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Spesso ci lamentiamo – o sentiamo qualcuno farlo – del prezzo delle bollette, e possiamo dire che ne abbiamo ben donde. Nel primo semestre del 2025, le famiglie italiane hanno pagato tariffe elettriche più care del 15% rispetto alla media europea, un dato che ci colloca saldamente al quarto posto nella poco invidiabile classifica dei Paesi con l'energia più costosa. A rivelarlo è un'analisi condotta da Facile.it sui dati pubblicati da Eurostat, la quale dipinge un quadro in cui il nostro Paese, nonostante le fluttuazioni dei mercati internazionali, fatica a vedere un alleggerimento della pressione fiscale e dei costi di sistema che gravano sui consumatori finali. Anche per il gas naturale la situazione non è delle più rosee, con un costo superiore dell'8% rispetto alla media dell'Unione Europea e un settimo posto che conferma una tendenza strutturale di lungo periodo.

Il peso della spesa energetica per le famiglie

Una famiglia tipo, stando a quanto emerge dallo studio, ha speso complessivamente 1.372 euro per l'approvvigionamento di elettricità e gas, una somma che si traduce in circa 130 euro in più rispetto a quanto avrebbe speso un nucleo familiare analogo in un altro Paese europeo medio. Questo divario, che persiste nonostante i provvedimenti governativi degli ultimi anni, incide profondamente sul bilancio domestico, costringendo molti a ricorrere ad accorgimenti per contenere i consumi. Spegnere la luce con scrupolo o programmare le lavatrici nelle fasce orarie più convenienti diventa così non solo una buona abitudine ecologica, ma una necessità economica improrogabile per molti.

Le componenti che alimentano il divario europeo

La spiegazione di questo gap di prezzo, che ci vede sistematicamente nelle posizioni di testa delle graduatorie del carovita energetico, risiede in un insieme di fattori strutturali e fiscali. Una parte significativa della bolletta, infatti, è composta da accise, imposte e oneri di sistema, i quali, sommandosi al costo vero e proprio dell'energia, ne gonfiano l'importo finale in maniera sostanziale. A questi elementi, che dipendono dalle scelte di politica fiscale nazionale, si aggiungono i costi per l'approvvigionamento e per la distribuzione, i quali risentono della posizione geografica dell'Italia e degli investimenti necessari per mantenere e ammodernare la rete infrastrutturale. È proprio questa combinazione, tra prelievo fiscale e spese tecniche, a rendere il nostro mercato energetico tra i più onerosi per i cittadini.

Un confronto che delinea una strutturale disparità

Il confronto con gli altri Stati membri dell'Unione Europea, reso possibile dai dati Eurostat, evidenzia come la penalizzazione del consumatore italiano non sia un episodio congiunturale bensì una caratteristica consolidata del mercato. Mentre alcune nazioni beneficiano di un mix energetico più favorevole o di una fiscalità meno aggressiva sui beni di prima necessità, l'Italia continua a scontare un modello che grava in misura maggiore sulle utenze domestiche. L'analisi di Facile.it, nel fornire questa fotografia statistica, delinea una realtà in cui la voce "bollette" rimane una delle voci di spesa più consistenti e problematiche per il bilancio delle famiglie, senza che al momento si intravedano inversioni di tendenza capaci di colmare il divario con i partner continentali.

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