L’Italia e il paradosso delle bollette più care d’Europa: tra dati Eurostat e interrogativi politici
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Redazione Economia
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Mentre l’Europa affronta una fase di transizione energetica, i dati pubblicati da Eurostat per il secondo semestre del 2024 dipingono un quadro chiaro: l’Italia continua a distinguersi, purtroppo, per i prezzi più elevati di luce e gas. I numeri, che includono non solo il costo della materia prima ma anche gli oneri di rete e gli affitti dei contatori, rivelano che una famiglia italiana spende in media il 14% in più rispetto alla media Ue per l’elettricità, mentre il gas registra un aumento del 15,1% su base annua, a fronte di una crescita europea ferma al 5,3%.
Le agevolazioni governative, che nel 2024 hanno coinvolto 4,5 milioni di nuclei familiari tra bonus elettrici e gas, con un esborso complessivo di oltre 450 milioni di euro, non sono bastate a riequilibrare una situazione che Annalisa Corrado, esponente del Pd, definisce «anomala». «C’è qualcosa che non torna», ha osservato, sollecitando ulteriori verifiche. Se da un lato il prezzo lordo dell’energia è diminuito, dall’altro l’accumulo di tasse e componenti accessorie ha vanificato i potenziali risparmi.
Un altro tassello del problema emerge dal mercato libero dell’elettricità, dove la concorrenza, anziché abbassare i costi, sembra aver prodotto l’effetto contrario. Stefano Besseghini, presidente dell’Autorità di regolazione, ha confermato che nel 2024 gli utenti fuori dal regime di tutela hanno pagato di più rispetto a quelli protetti, inclusi i cosiddetti “vulnerabili”. Una dinamica che solleva dubbi sull’efficacia delle politiche di liberalizzazione, soprattutto quando gli oneri di sistema e la pressione fiscale finiscono per gravare in misura sproporzionata sulle bollette.




