Extra-profitti energia, Byrne: «Tassare le società è una misura necessaria»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La questione della tassazione degli extra-profitti delle società energetiche è tornata al centro del dibattito europeo. A sollevarla, in occasione della plenaria a Strasburgo, è stato il ministro irlandese agli Affari europei Thomas Byrne, che è intervenuto a nome della Presidenza di turno dell'Unione europea durante la discussione dedicata proprio agli extraprofitti del settore energetico.

La sua posizione è stata netta: «Visti i recenti sviluppi in Medio Oriente, i prezzi dei combustibili fossili che crescono a non finire e il costo della vita che è aumentato in modo significativo, è necessario mitigare le conseguenze negative per i cittadini e bisogna tassare le società energetiche, per compensare le perdite delle famiglie».

Il quadro internazionale alle spalle della richiesta

Le parole del ministro irlandese si inseriscono in un contesto di crescente preoccupazione per l'impatto dei prezzi dell'energia sulle economie europee. Il riferimento agli sviluppi in Medio Oriente non è casuale: la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita una quota rilevante delle forniture mondiali di petrolio e gas, ha riacceso le tensioni sui mercati delle materie prime.

A ciò si aggiunge un costo della vita che, dopo la fase acuta della crisi energetica seguita all'invasione russa dell'Ucraina, non è mai tornato sui livelli precedenti per molte famiglie europee.

Non è la prima volta: precedenti e strumenti già attivati

L'Unione europea ha già sperimentato misure di questo tipo. Nell'ottobre del 2022, il Consiglio adottò un regolamento che istituiva un contributo di solidarietà temporaneo sui profitti in eccesso delle imprese attive nei settori del petrolio greggio, del gas naturale, del carbone e della raffinazione. A questo si affiancò un tetto sui ricavi di mercato per i generatori di elettricità che utilizzano tecnologie inframarginali, come le rinnovabili e il nucleare.

L'obiettivo dichiarato era raccogliere risorse da destinare al sostegno di famiglie e imprese colpite dal caro bollette. I dati diffusi dalla Commissione europea mostrano che tra il 2022 e il 2023 sedici Stati membri su ventisette hanno applicato il contributo di solidarietà, mentre altri otto hanno adottato una misura nazionale equivalente, raccogliendo complessivamente 26,15 miliardi di euro.

Le resistenze e i dubbi sulla struttura delle misure

Non tutti gli Stati membri, però, hanno seguito il modello europeo. La Spagna, ad esempio, ha introdotto nel dicembre del 2022 un'imposta sugli extra-profitti che si discosta sensibilmente dall'impostazione comunitaria: la base imponibile è stata individuata nel fatturato netto anziché nei profitti, con un'aliquota dell'1,2 per cento applicata alle vendite delle utility elettriche domestiche e una soglia di accesso fissata a un miliardo di euro di fatturato nel 2019.

Una scelta che, secondo diversi analisti, finisce per tassare il giro d'affari piuttosto che i profitti realmente eccedenti, trasformando di fatto la misura in un'accisa settoriale. Anche l'Ungheria ha optato per un approccio autonomo, estendendo la tassazione a settori diversi da quello energetico, dai produttori di carburante alle compagnie aeree.

La posizione della Commissione e le prospettive regolatorie

Sul piano delle competenze, la Commissione europea ha chiarito che la tassazione diretta, compresa quella sui profitti delle società energetiche, rientra essenzialmente nella sfera di competenza degli Stati membri. Il contributo di solidarietà introdotto nel 2022 è stato definito come una misura straordinaria, legata alla specifica congiuntura della crisi energetica di quell'anno, e l'esecutivo comunitario ha indicato di non avere in programma l'introduzione di strumenti analoghi.

L'accento è stato posto piuttosto su altri strumenti per un mercato elettrico più equo e accessibile, come i contratti di acquisto di energia a lungo termine e i contratti per differenza a due vie.

Le ricadute sui conti pubblici e le indicazioni dell'Eurogruppo

La discussione sugli extra-profitti si intreccia con il tema più ampio della sostenibilità fiscale. Secondo quanto emerso dai lavori dell'Eurogruppo, i governi dell'area euro hanno speso complessivamente 17,9 miliardi di euro per attenuare gli effetti del caro-energia su famiglie e imprese, una cifra pari allo 0,1 per cento del prodotto interno lordo dell'Unione nel 2026.

Le stesse fonti indicano che le misure dovrebbero essere temporanee e mirate ai soggetti più vulnerabili, per evitare di alimentare pressioni inflazionistiche e di compromettere il percorso di risanamento dei bilanci pubblici. Il commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis ha osservato che il pieno impatto della crisi dipenderà da portata, durata e intensità degli shock e che esiste il rischio di uno scenario in cui bassa crescita e alta inflazione si combinano.

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