Extraprofitti energia, Byrne spinge per una tassa Ue: cosa cambierebbe

Extraprofitti energia, Byrne spinge per una tassa Ue: cosa cambierebbe
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tassazione degli extraprofitti delle società energetiche torna al centro del dibattito europeo. Il ministro irlandese agli Affari europei Thomas Byrne, parlando a Strasburgo a nome della Presidenza di turno dell'Ue, ha sostenuto la necessità di un prelievo sui guadagni straordinari del settore.

«Visti i recenti sviluppi in Medio Oriente, i prezzi dei combustibili fossili che crescono a non finire e il costo della vita che è aumentato in modo significativo, è necessario mitigare le conseguenze negative per i cittadini e bisogna tassare le società energetiche, per compensare le perdite delle famiglie», ha detto il ministro.

La lettera dei sei Paesi e la risposta della Commissione

La spinta irlandese arriva dopo mesi di pressioni da parte di un gruppo di Stati membri. Con lettera del 3 aprile 2026, i ministri competenti di Austria, Germania, Italia, Portogallo e Spagna hanno chiesto alla Commissione europea di elaborare uno strumento comune di tassazione degli extraprofitti energetici, ispirato al contributo di solidarietà temporaneo introdotto nel 2022 per finanziare interventi contro il caro-energia.

Ad agosto gli stessi cinque Paesi, insieme alla Polonia, hanno chiesto alla Presidenza irlandese di inserire il tema nell'agenda dei ministri economici e finanziari. Nella comunicazione del 22 aprile 2026 sul piano AccelerateEU, la Commissione ha riconosciuto la possibilità per gli Stati membri di adottare misure nazionali di tassazione degli extraprofitti per garantire equità sociale, dichiarandosi disponibile a fornire assistenza e a valutarne l'impatto sul mercato unico.

La tassazione resta però competenza nazionale, come ribadito da Bruxelles: i Paesi possono agire sulla base della propria legislazione, purché le misure rispettino il diritto europeo.

Il precedente italiano e i nodi giuridici ancora aperti

L'Italia non è nuova a interventi di questo tipo. Il contributo straordinario contro il caro bollette, introdotto dall'articolo 37 del decreto legge 21 marzo 2022 n. 21, ha rappresentato il primo prelievo sugli extraprofitti delle imprese energetiche, seguito dal contributo di solidarietà temporaneo per il 2023 previsto dalla legge di bilancio 197/2022.

Le due misure presentano criteri di determinazione della base imponibile differenti: il primo assume a riferimento l'incremento di un saldo desunto dalle operazioni rilevanti ai fini Iva, il secondo è commisurato all'incremento del reddito fiscale rispetto a una media storica. Sul fronte giudiziario, la Corte costituzionale è intervenuta con la sentenza 111/2024 dichiarando parzialmente illegittima la disciplina del primo contributo nella parte relativa all'inclusione nella base imponibile delle accise versate allo Stato.

Con l'ordinanza 21/2025 la Consulta ha poi sottoposto alla Corte di giustizia dell'Unione europea una questione interpretativa sul regolamento Ue 2022/1854, chiedendo di chiarire l'estensione del contributo nazionale a categorie di operatori ulteriori rispetto a quelle interessate dal prelievo europeo e i limiti entro cui tale estensione possa rientrare in una misura nazionale equivalente.

I numeri degli extraprofitti e l'impatto sui conti delle aziende

Secondo stime di Transport & Environment, le tensioni in Medio Oriente e le restrizioni al traffico nello stretto di Hormuz hanno generato extraprofitti per circa 7,5 miliardi di euro nel solo primo semestre 2026 all'interno del mercato unico europeo da parte di otto grandi compagnie, pari al 42 per cento del totale globale di poco meno di 18 miliardi. Di questi, 1,6 miliardi sono maturati nel primo trimestre e 5,9 miliardi nel secondo, interamente segnato dal conflitto.

All'Eni lo studio attribuisce circa 550 milioni di euro di extraprofitti generati in Europa nel primo semestre 2026, su un totale di 7,5 miliardi per le otto major, di cui 500 milioni complessivi realizzati sul territorio italiano. Nel medesimo periodo la compagnia ha registrato un utile netto adjusted di 3,635 miliardi di euro, in crescita del 43 per cento rispetto al 2025, con il solo secondo trimestre a 2,3 miliardi e un Ebit proforma adjusted di gruppo a 8,911 miliardi, in aumento del 40 per cento.

Un prelievo straordinario sull'ordine di grandezza dei 550 milioni europei eroderebbe una quota significativa di questi extra-guadagni, potenzialmente nell'ordine del 15 per cento dell'utile netto semestrale, con ripercussioni sui flussi destinati a dividendi e riacquisti di azioni proprie.

Il quadro energetico e il negoziato in corso

Il contesto in cui si inserisce il dibattito resta segnato dall'instabilità dei mercati. Il prezzo del petrolio Brent ha oscillato sopra i 100 dollari al barile per gran parte delle ultime settimane, con punte intorno ai 107 dollari, risentendo delle notizie contrastanti sui flussi di greggio dal Medio Oriente e sullo stato dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Il gas sul mercato Ttf di Amsterdam ha chiuso il primo ottobre a 73,94 euro per megawattora, dopo una netta impennata nella prima metà di settembre.

Sul fronte politico, il tema degli extraprofitti sarà discusso durante la colazione informale dei ministri delle Finanze dei Ventisette all'Ecofin di Lussemburgo, anche se non sono previste conclusioni operative, perché in questa fase spetta alla Commissione farsi un'idea sulla materia. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti è determinato a portare all'attenzione dell'Eurogruppo e dell'Ecofin anche il tema delle conseguenze economiche sui conti pubblici causate dall'impennata dell'inflazione.

La questione della flessibilità di bilancio, su cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen insieme al premier greco Kyriakos Mitsotakis, non sarà invece oggetto di un confronto specifico al Consiglio, ma approderà direttamente sul tavolo dei leader nel Consiglio europeo della prossima settimana.

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