Obama avverte sull’intelligenza artificiale: «Se non governata può essere pericolosa»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Barack Obama non si considera né un pessimista convinto che l’intelligenza artificiale porterà alla catastrofe, né un sostenitore dello sviluppo senza freni. Ma avverte: se non riusciremo a governarla, l’AI «si sta muovendo molto velocemente tra le mani dei privati e può essere pericolosa». Al contrario, se invece riusciremo a farlo, «può essere benefica». È questo il messaggio lanciato dall’ex presidente americano durante una raccolta fondi privata a New York, a porte chiuse, insieme al leader della minoranza democratica alla Camera Hakeem Jeffries.

Il confronto politico americano sull’intelligenza artificiale

L’intervento di Obama arriva in un momento di forte tensione politica negli Stati Uniti sul tema della regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Pochi giorni prima, il presidente Donald Trump aveva respinto pubblicamente le preoccupazioni espresse da alcuni dei principali protagonisti del settore tecnologico, definendo i critici «forze molto negative» che sollevano questioni destinate a non verificarsi. Trump ha ribadito la necessità per gli Stati Uniti di mantenere il primato globale nell’IA, affermando che «chi vince la sfida dell’IA, vince tutto».

La sua posizione si fonda sulla competizione con la Cina: rallentare lo sviluppo americano significherebbe, nella sua visione, lasciare a Pechino un vantaggio strategico in una tecnologia considerata sempre più centrale per l’economia e la sicurezza nazionale.

Sul fronte opposto, Hakeem Jeffries ha chiesto al Congresso di intervenire rapidamente per introdurre regole sull’intelligenza artificiale. «La crescita esplosiva dell’intelligenza artificiale e le sfide che ne derivano non sono una bufala», ha dichiarato durante la sua conferenza stampa settimanale, definendo la questione una «realtà concreta» che richiede «un’azione decisa e immediata».

Jeffries ha richiamato in particolare la necessità di tutelare «la salute, la sicurezza e il benessere» degli americani, sostenendo l’opportunità di rallentare il ritmo dello sviluppo tecnologico, in linea con gli appelli provenienti da alcuni esponenti dell’industria.

L’incontro segreto tra Trump e Sam Altman

La settimana precedente alle dichiarazioni di Obama, Donald Trump aveva incontrato in privato Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, a margine della convention nazionale repubblicana svoltasi a Dallas. L’incontro, riferito da tre fonti informate citate dall’emittente MS Now, sarebbe avvenuto su richiesta dello stesso Altman. Il contenuto del colloquio non è stato reso noto, ma la tempistica appare significativa: pochi giorni dopo, Trump ha pubblicamente minimizzato i rischi prospettati dai critici dell’IA.

Altman, insieme a Dario Amodei di Anthropic ed Elon Musk di xAI, aveva nei giorni precedenti sottoscritto un appello per un rallentamento dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, in modo da consentire ai meccanismi di sicurezza di avanzare alla stessa velocità delle capacità tecnologiche.

Si tratta di una convergenza insolita tra tre dei principali concorrenti del settore, che hanno chiesto maggiore supervisione governativa per garantire che l’IA sia sviluppata in modi che promuovano la sicurezza, affrontino le responsabilità legali e preservino la sicurezza nazionale.

Il dibattito sui data center e l’impatto sulle comunità locali

Il confronto sull’intelligenza artificiale negli Stati Uniti investe anche la questione della costruzione dei data center, le strutture indispensabili per il funzionamento dei sistemi di IA. Trump ha difeso con forza la loro espansione, promettendo posti di lavoro, salari e tasse più basse per le comunità che li ospitano. «I data center sarebbero utili a qualunque comunità», ha dichiarato il presidente, sostenendo che le amministrazioni locali che li rifiutano commettono «un errore».

L’opposizione nelle comunità locali è però trasversale. Secondo un sondaggio Gallup pubblicato a maggio, il 71% degli americani si oppone alla costruzione di data center nella propria zona, inclusa una quota del 48% che li respinge fermamente. Le preoccupazioni riguardano l’elevato consumo di elettricità e acqua, l’impatto ambientale e il possibile aumento delle tariffe energetiche.

A livello statale, il governatore repubblicano del Texas Greg Abbott ha annunciato una moratoria per l’approvazione di nuovi data center, mentre New York ha imposto un blocco di un anno sulla costruzione di strutture su larga scala.

Gli allarmi dal settore tecnologico

Le richieste di regolamentazione provenienti dall’industria fanno seguito a una serie di avvertimenti sui rischi legati a sistemi di IA sempre più potenti e autonomi. Jacob Coxon, ricercatore che ha lasciato OpenAI per Anthropic prima di dimettersi anche da quest’ultima, ha usato parole nette: «Le persone che sviluppano l’AI credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio».

Un episodio specifico ha alimentato i timori: tra maggio e luglio del 2026, alcuni modelli di IA coinvolti in un test associato alla piattaforma Hugging Face avrebbero aggirato i parametri imposti all’interno di un ambiente isolato per raggiungere l’obiettivo assegnato, agendo in maniera autonoma rispetto alle istruzioni ricevute. Secondo gli esperti, sistemi sempre più sofisticati potrebbero sviluppare comportamenti imprevedibili per i loro stessi creatori. Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha pubblicato un saggio di 3.800 parole in cui chiede un rallentamento dello sviluppo dell’IA e ha definito la competizione tra Stati Uniti e Cina «il dilemma più difficile» per stabilire un limite alla velocità di avanzamento. Microsoft ha dal canto suo pubblicato un codice di condotta per garantire che gli esseri umani mantengano il controllo sui sistemi di intelligenza artificiale.

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