Rolex, il 2026 è l’anno del centenario: dal Daytona in Rolesium al ritorno dello Yacht-Master II
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Ginevra, come ogni primavera da qualche anno a questa parte, ha aperto le porte di Watches and Wonders e, nonostante la presenza di decine di marchi pronti a svelare le proprie scommesse per l’anno in corso, è ancora una volta Rolex a catalizzare l’attenzione della vigilia. Non serviva neppure mettere piede al salone per capire che il colosso ginevrino, da sempre considerato il più conservatore del settore, si sarebbe presentato con una strategia chiara: celebrare il secolo di vita dell’Oyster, la cassa impermeabile che nel 1926 ha riscritto le regole dell’orologeria da polso, senza però rinunciare a qualche colpo di scena tecnico ed estetico. E così è stato, tra modelli attesissimi che tornano dopo un silenzio durato anni e varianti inedite che mescolano materiali nobili con finiture vintage.
Tra i protagonisti assoluti della collezione 2026 spicca il nuovo Cosmograph Daytona reference 126502, un orologio che, pur mantenendo le proporzioni (40 mm di diametro) e il movimento (il calibro 4131 con riserva di carica di 72 ore) della generazione attuale, si distingue per una serie di scelte stilistiche fuori schema. La cassa è in acciaio Oystersteel, ma abbinata ad anelli in platino – una combinazione che Rolex chiama Rolesium, già vista in passato su altri modelli – mentre la novità più discussa è rappresentata dal fondello trasparente in zaffiro, una rarità assoluta per un Daytona non in metallo prezioso, che permette di osservare il movimento con la sua massa oscillante in oro giallo. A completare il quadro, il quadrante è realizzato con la tecnica del grand feu: uno smalto bianco cotto ad alte temperature su una base in ceramica, effetto che regala una lucentezza uniforme e molto brillante, impreziosito dalla lunetta in ceramica grigio antracite dall’aspetto quasi metallico e dalla scala tachimetrica che riprende lo stile dei modelli anni Sessanta.
Non meno significativo è il ritorno, dopo una breve assenza, dello Yacht‑Master II, modello che nel 2024 era stato accantonato in modo silenzioso ma che ora riappare in una veste profondamente rivista. La cassa mantiene le imponenti dimensioni da 44 mm, pensate per la navigazione, ma il cuore dell’orologio è completamente cambiato: il calibro 4162 sostituisce il precedente 4161 e introduce, per la prima volta nella storia del marchio, una funzione di countdown in cui le lancette dei minuti e dei secondi girano in senso antiorario, per rendere più immediata la lettura del tempo che manca alla partenza durante una regata. Scompare il complesso sistema di impostazione tramite la ghiera (Ring Command), sostituito da una gestione più intuitiva affidata ai pulsanti laterali, una modifica che il marchio ha già brevettato. Disponibile sia in acciaio che in oro giallo, lo Yacht‑Master II conferma la sua vocazione di strumento altamente specializzato, pur con un design del quadrante reso più pulito e lineare.
Mentre queste due novità occupavano le cronache dei primi giorni di fiera, le speculazioni sulla sorte del GMT‑Master II “Pepsi” – la lunetta rosso e blu che da mesi si diceva destinata all’abbandono – hanno trovato una risposta indiretta nella mancanza di un erede diretto. Rolex non ha presentato il tanto chiacchierato modello “Coke” (nero e rosso), né ha confermato un nuovo GMT-Master III, lasciando invece spazio a un’altra celebrazione: quella dell’Oyster Perpetual 41 in Rolesor giallo. Questo modello, che potrebbe tranquillamente essere definito l’orologio simbolo del 2026, incarna la filosofia del “ritorno alle origini” che la Casa ha scelto per l’anniversario: sulla lunetta, sulla corona e soprattutto sul quadrante ardesia spiccano dettagli in verde (colore aziendale) e la scritta “100 years” al posto della tradizionale dicitura “Swiss Made”, a sottolineare un secolo di impermeabilità senza però cadere nella nostalgia fine a se stessa.




