Tesoro, asta da 9 miliardi tra Btp e Ccteu: rendimenti in calo sul decennale e sul quinquennale, bot semestrale ignorato dagli specialisti
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Redazione Economia
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Il Tesoro ha concluso l’ultimo collocamento di febbraio, un’operazione articolata che ha visto la vendita di titoli di stato a medio-lunga per un controvalore complessivo che ha raggiunto i 9 miliardi di euro, confermando il massimo dell’offerta precedentemente comunicata agli operatori. L’asta, che si è tenuta giovedì 26 febbraio, ha riguardato la settima tranche del Btp con scadenza 1° febbraio 2036, un Titolo decennale dal codice ISIN IT0005676504, la cui offerta era compresa tra un minimo di 3,25 e un massimo di 3,75 miliardi: ebbene, è stato proprio quest’ultimo l’importo effettivamente collocato, segno di una domanda sostenuta che ha raggiunto i 5,51 miliardi, con un rapporto di copertura pari a 1,47 -1-10. Per questo titolo, il rendimento lordo si è attestato al 3,31%, in flessione di ben 14 punti base rispetto all’asta precedente di fine gennaio, un dato che lo riporta sui livelli più bassi dalla primavera del 2022 -4.
Parallelamente, il Dipartimento del Tesoro ha piazzato anche la nona riapertura del Btp quinquennale con scadenza 1° febbraio 2031, per un ammontare di 2,75 miliardi a fronte di una richiesta di 4,29 miliardi; il rendimento è sceso al 2,62%, in calo di 12 punti base rispetto al collocamento del 29 gennaio scorso -1-10. A completare l’offerta, è stato collocato anche un Ccteu con scadenza 15 aprile 2035, per 2,5 miliardi di euro, con una domanda di 3,94 miliardi e un rendimento finale del 2,71% -1-10. Per gli investitori che non avessero partecipato all’asta principale, è prevista una supplementare venerdì 27 febbraio, con una disponibilità aggiuntiva di 750 milioni di euro per il solo Btp 2036.
La freddezza degli specialisti sui bot: un collocamento a due velocità
Sempre nella giornata di giovedì 26 febbraio, la Banca d’Italia ha reso noti gli esiti dei collocamenti supplementari riservati agli operatori specialisti per quanto riguarda i bot a breve termine, e il quadro che emerge è quello di un’accoglienza tutt’altro che omogenea. Per la quarta tranche del bot con scadenza 29 maggio 2026, l’offerta era di 200 milioni di euro, ma non è stata registrata alcuna richiesta: nessun titolo è stato quindi assegnato, un’evenienza che, seppur rara, segnala una certa saturazione o disinteresse per quella specifica scadenza -3. Di conseguenza, l’importo in circolazione per questo titolo rimane fermo a 9,52 miliardi di euro.
Diversa, invece, la dinamica per l’altro bot in asta, quello con scadenza 31 luglio 2026, sempre alla sua quarta tranche supplementare. In questo caso, l’intero ammontare richiesto dagli specialisti, pari a 50,28 milioni di euro, è stato integralmente assegnato, sebbene l’offerta complessiva messa a disposizione dal Tesoro fosse di 250 milioni -3. Questo significa che la domanda si è fermata a un quinto dell’importo massimo offerto, un dato che porta la circolazione complessiva del titolo a superare i 10,8 miliardi di euro. La differenza di comportamento tra i due bot, entrambi a breve termine, potrebbe riflettere strategie di portafoglio diverse da parte degli investitori istituzionali, orientati a preferire una scadenza leggermente più lunga (luglio contro maggio) in un contesto di tassi ancora da decifrare.
Rendimenti in discesa e la ricerca di carry in un mercato che si comprime
L’esito complessivo delle aste, con una domanda robusta per i Btp e il Ccteu e un raffreddamento per i bot, si inserisce in un contesto di mercato obbligazionario particolarmente vivace. Il calo dei rendimenti sui titoli di stato italiani a medio-lungo termine, come certificato anche dai dati diffusi dalla Banca d’Italia, è stato significativo: il Btp decennale, in particolare, ha toccato il 3,31%, un livello che non si vedeva da maggio 2022, complice anche una compressione dello spread Btp-Bund attestatosi intorno ai 60 punti base, minimi da settembre 2008 -4. Questa dinamica, spiegano gli analisti, è alimentata dalle aspettative su future mosse della Banca Centrale Europea e da una ricerca di rendimento (carry trade) che, nonostante le tensioni geopolitiche, continua a sostenere la domanda per il debito pubblico italiano.
La bassa volatilità implicita, misurata da indici come il Move Index, incoraggia infatti strategie di acquisto sul mercato primario, sebbene qualche operatore inizi a suggerire cautela sulle scadenze più lunghe, preferendo segmenti a breve o il credito rate per cercare rendimenti aggiuntivi senza allungare eccessivamente la duration -4. Resta da vedere se il favore mostrato dagli investitori per l’asta di febbraio si replicherà anche nelle prossime operazioni, ma intanto il Tesoro ha raggiunto l’obiettivo prefissato, immettendo liquidità e gestendo il debio con una certa disinvoltura in un frangente di tassi in lieve ma costante discesa.




