Mediobanca e Caltagirone, il nodo dell’Ops su Banca Generali: dubbi legali e risposte a colpi di note

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La contrapposizione tra Mediobanca e il gruppo Caltagirone si fa sempre più serrata, con il rischio che l’offerta pubblica di scambio (Ops) su Banca Generali possa incappare in ostacoli non solo strategici, ma anche normativi. Economisti e giuristi sollevano perplessità sulla struttura dell’operazione, sostenendo che potrebbe violare alcune disposizioni del codice civile. Il punto critico riguarda il meccanismo di pagamento: Mediobanca, come corrispettivo dell’Ops, ha offerto il pacchetto di azioni che già detiene in Generali. Se l’offerta venisse accettata, Generali si troverebbe quindi ad acquisire azioni proprie, un’operazione che – secondo la legge – richiede l’autorizzazione dell’assemblea ordinaria, con una delibera che ne specifichi limiti e condizioni.

La replica di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, non si è fatta attendere. In risposta alle critiche mosse da VM2006, società del gruppo Caltagirone, che ha parlato di «delega in bianco al consiglio di amministrazione», Nagel ha difeso la procedura adottata, sottolineando la trasparenza dell’operazione. L’assemblea del 21 agosto sarà cruciale per capire se gli azionisti sposeranno la linea di Piazzetta Cuccia o se, invece, le resistenze – tra cui quelle dello stesso Caltagirone – avranno la meglio.

Intanto, fonti vicine alla Consob lasciano trapelare un possibile intervento dell’autorità di vigilanza. Il Testo unico della Finanza impone che in un’Ops tutti gli azionisti siano trattati in modo paritario, ma nel caso specifico Generali avrebbe un vantaggio aggiuntivo grazie al rinnovo degli accordi di distribuzione, da cui i soci di minoranza di Banca Generali resterebbero esclusi. Un elemento che potrebbe spingere la Consob a richiedere un aggiustamento dell’offerta, introducendo una componente in denaro per garantire equità.

Sullo sfondo, resta la storica relazione tra Mediobanca e Generali, un legame che affonda le radici nell’epoca di Enrico Cuccia e che oggi si ritrova al centro di una partita dai risvolti non solo finanziari, ma anche simbolici. Francesco Gaetano Caltagirone, alleato di Francesco Milleri e erede indiretto dell’eredità di Leonardo Del Vecchio, rappresenta l’altro polo di un confronto che va ben oltre la semplice operazione su Banca Generali.

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