Mediobanca, l'assemblea affonda l'offerta su Banca Generali

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’operazione con cui Mediobanca intendeva rafforzare le proprie difese, acquisendo il controllo di Banca Generali, è stata fermata netta dall’assemblea dei propri azionisti. La proposta di lancio di un’offerta pubblica di scambio volontaria, valutata 6,3 miliardi di euro, è stata infatti respinta per la mancata raggiungenza del quorum favorevole richiesto dall’articolo 104 del Testo unico della finanza. I voti a sostegno della strategia del consiglio di amministrazione guidato da Alberto Nagel si sono attestati soltanto al 35% del capitale, una percentuale insufficiente che segna una battuta d’arresto cruciale per la banca d’affari.

La riunione assembleare, caratterizzata da un’ampia partecipazione che ha coinvolto il 78% del capitale sociale, ha visto un fronte di opposizione diretto – seppur minoritario, col 10% dei voti contrari – e una massa decisiva di astenuti, pari a circa il 32% del capitale. Quest’ultimo dato, in particolare, ha reso insormontabile l’ostacolo per la dirigenza. Il voto contrario e l’astensionismo hanno prevalso, nonostante una parte significativa del consenso – circa il 25% – provenisse da investitori istituzionali, ai quali si è aggiunto un 10% di privati.

Al di là dei meriti finanziari dell’operazione, che alcuni azionisti fuori dalla sede di piazzetta Cuccia hanno giudicato “perfetta per Mediobanca” ma poco chiara nelle sue motivazioni per Assicurazioni Generali, la bocciatura assume un peso strategico enorme nel più ampio contesto del risiko bancario italiano. L’acquisizione di Banca Generali, infatti, era concepita come una mossa difensiva per rendere la capogruppo meno scalabile e quindi meno appetibile per gli assalitori Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio, i cui eredi agiscono attraverso la holding Delfin.

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