Mps punta al 35% di Mediobanca: l’offerta pubblica parte il 14 luglio
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Redazione Economia
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La Banca Monte dei Paschi di Siena ha definito i dettagli dell’offerta pubblica di scambio su Mediobanca, fissando al 35% la soglia minima – considerata "non rinunciabile" – per ottenere il controllo di fatto dell’istituto milanese. L’operazione, che prenderà il via il 14 luglio per concludersi l’8 settembre, punta in teoria a raggiungere il 66,7% del capitale, ma è proprio quel 35% il traguardo cruciale. Una quota che, come sottolineano gli analisti, potrebbe già essere a portata di mano: sommando le partecipazioni di Delfin (la holding della famiglia Del Vecchio), di Francesco Gaetano Caltagirone e delle Casse di previdenza, si sfiora infatti quella percentuale.
"Nel lungo periodo, saranno i fondamentali economici e la sostenibilità industriale del progetto a determinare il successo o meno dell’Ops", osserva Carlo Calcaterra, docente alla Bocconi, ridimensionando l’impatto delle inchieste giudiziarie che coinvolgono alcuni protagonisti dell’operazione. La Procura di Milano sta indagando su presunti accordi sottobanco tra gli investitori, ma secondo Calcaterra "il mercato, non le inchieste, deciderà le sorti dell’offerta". Quanto agli investitori istituzionali, "non è escluso che una parte significativa possa valutare positivamente la proposta", aggiunge, lasciando intendere che la liquidità e le sinergie promesse potrebbero fare la differenza.
Mps, che ha pubblicato ieri il prospetto informativo dopo il via libera della Consob, non esclude future fusioni con Mediobanca, mentre su Banca Generali – controllata da quest’ultima – preferisce non sbilanciarsi, limitandosi a dichiarare che "valuterà l’operazione". Intanto, i titoli di entrambi gli istituti hanno registrato un ribasso, segno che gli investitori attendono di capire se l’ambiziosa mossa di Siena – sostenuta dal Mef, da Caltagirone e da Delfin – avrà la forza di modificare gli equilibri del settore.




