Balleri vince a Napoli nel Giro, tra cadute e proteste: «Vittoria inaspettata»
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Redazione Sport
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La pioggia che batteva sui sampietrini di Piazza del Plebiscito, quasi mezz’ora dopo l’arrivo della carovana rosa, continuava a rendere insidioso ogni passo, ma per Davide Ballerini il ricordo di quella volata era già diventato nitido come un fotogramma. Il corridore della XDS-Astana ha vinto la sesta tappa del Giro d’Italia, la Paestum-Napoli di 142 chilometri, imponendosi in una volata che sembrava scritta per altri nomi e che invece lo ha visto emergere da un acquazzone finale, con il volto sfigurato dalla fatica e la bicicletta accasciata tra le mani dei massaggiatori. «È una vittoria inaspettata – ha detto subito dopo, mentre intorno a lui la squadra cercava di riportarlo in sé – ma è il premio per il lavoro di squadra». Una frase, la sua, che restituisce bene il senso di una corsa pazza, nervosa, spezzata dalla caduta di molti favoriti e dalla rimonta furiosa di due inseguitori d’eccezione: il belga Jasper Stuyven e il francese Paul Magnier, entrambi del team Soudal-QuickStep, che hanno chiuso rispettivamente secondo e terzo.
La maxi caduta sui sampietrini bagnati
Nel finale, l’incubo che gli organizzatori avevano messo in conto da giorni si è materializzato proprio all’ingresso della piazza napoletana. La curva, resa viscida dall’acqua e dalla superficie antica del selciato, è diventata una trappola per alcuni corridori della Unibet Rose Rockets, i quali sono finiti a terra innescando una reazione a catena che ha coinvolto anche Jonathan Milan e lo stesso Magnier, due dei grandissimi favoriti alla vigilia. Ballerini, che viaggiava in quella stessa zona del gruppo, ha dimostrato una prontezza rara: prima ha schivato la caduta con un riflesso da palombaro, poi ha resistito alla veemente rimonta di Stuyven e Magnier – entrambi risaliti in sella con una determinazione sorprendente – senza cedere quel minimo spazio che avrebbe potuto ribaltare l’ordine d’arrivo. La sua prima vittoria italiana in questa 109esima edizione del Giro porta quindi il segno di una fortuna costruita, più che subita, perché leggere una caduta e scegliere la traiettoria giusta in frazioni di secondo non è soltanto istinto: è mestiere.
La protesta silenziosa degli sfollati di via Cavour
Mentre la carovana attraversava via Principe di Piemonte, un gruppo di persone ha scelto quell’occasione per farsi vedere e sentire, senza invadere la strada ma con i cartelli ben stretti tra le mani. Erano gli sfollati di via Cavour, quelli che da mesi chiedono una risposta dopo i crolli a Casoria, e che al passaggio del Giro hanno voluto portare la loro voce con uno striscione inequivocabile: «Basta crolli a Casoria, vogliamo le nostre case». Più avanti, all’altezza di via Marconi, un altro gruppo ripeteva la stessa richiesta, accompagnandola con la parola «Giustizia» scritta a caratteri cubitali. L’entusiasmo di tanti bambini accorsi per vedere i propri idoli si è così mescolato, per qualche centinaio di metri, alla tensione silenziosa di chi non ha più un tetto e ha scelto il passaggio della corsa rosa per ricordarlo alla città e alle telecamere.
Napoli, tra entusiasmo popolare e cronaca nera annacquata nella pioggia
La cronaca di questa tappa, d’altronde, non si esaurisce sulla linea del traguardo. Negli ultimi cinque minuti di corsa l’acquazzone ha lavato via molto del chiasso dei tifosi, ma non certo la partecipazione diffusa: Napoli si è mostrata accogliente, con decine di migliaia di persone affacciate lungo il percorso, nonostante il rischio di scivolate fosse stato annunciato e temuto. La maxi caduta ha avuto conseguenze soltanto sportive, senza episodi di violenza o tensioni particolari tra il pubblico, anche se la presenza dei teppisti – evocata nelle cronache locali nelle ore precedenti – non si è tradotta in atti concreti. Ballerini, intanto, abbracciato subito dopo l’arrivo da Scaroni, faticava a rimettersi in piedi. La sua vittoria, la più inaspettata tra quelle finora assegnate in questo Giro, porta con sé il peso di una squadra che ha lavorato nei momenti sporchi della tappa e la leggerezza di chi, schivando una caduta, ha trovato la strada più pulita per la gloria.




