Il gran finale diffuso all‘Arena di Verona spegne la fiamma, Israele ritira la squadra di bob

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si sono conclusi domenica sera, nell’anfiteatro romano della città scaligera, i XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, un‘edizione che resterà negli annali non soltanto per i record sportivi ma anche per la sua natura policentrica. Nel momento in cui la fiamma si spegneva simbolicamente nei bracieri allestiti nelle due località co-capofila, sotto la direzione di Alfredo Accatino prendeva vita “Beauty in Action”, uno spettacolo pensato per fondere la potenza dello sport con il patrimonio culturale italiano. La cerimonia, della durata di circa due ore e mezza, ha visto sfilare oltre 1400 atleti provenienti da 93 nazioni, i quali hanno invaso l’arena – terzo anfiteatro romano per dimensioni dopo il Colosseo e quello di Capua – in un clima di festa e fratellanza che ha concluso diciassette giorni di competizioni distribuite su un territorio di 22mila chilometri quadrati -2-6.

Un trionfo di arte e lirica sotto i riflettori internazionali

L’omaggio alla tradizione operistica italiana, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell‘umanità, ha costituito il filo conduttore della serata, con le note di Verdi e Puccini che riecheggiavano tra le antiche pietre. Mentre il soprano Cecilia Gasdia affiancava il telecronista Auro Bulbarelli nella conduzione dell’evento per la Rai, sugli spalti prendevano posto le massime cariche istituzionali: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente del CONI Giovanni Malagò hanno assistito all’esibizione dell’étoile Roberto Bolle, protagonista di una performance aerea sulle note de “Il Mondo” di Jimmy Fontana, e al dj set di Gabry Ponte che ha coinvolto i volontari in una coreografia collettiva -1-7-10. La neo presidente del CIO Kirsty Coventry, alla sua prima cerimonia olimpica da massima dirigente, ha dichiarato chiusi i Giochi con un sentito “Grazie Italia per questi Giochi magici”, prima che la bandiera olimpica venisse idealmente passata alla Francia, organizzatrice dell’edizione invernale del 2030 sulle Alpi francesi -3-7.

Italia da record e polemica a sorpresa nel bob

Sul piano strettamente agonistico, la spedizione azzurra ha chiuso con un bottino storico di trenta medaglie – dieci ori, sei argenti e quattordici bronzi – che ha proiettato l’Italia al quarto posto nel medagliere generale dominato dalla Norvegia con quaranta podi -3-7. A guidare il tricolore nella sfilata conclusiva sono stati due simboli di questa generazione d’oro: Lisa Vittozzi, prima italiana a vincere l’oro nell’inseguimento di biathlon, e Davide Ghiotto, campione olimpico nell’inseguimento a squadre del pattinaggio velocità insieme ad Andrea Giovannini e Michele Malfatti -10. Tuttavia, la giornata di chiusura è stata segnata da una vicenda extracurricolare che ha gettato un’ombra sullo spirito olimpico, riguardante la delegazione israeliana. Il Comitato Olimpico di Tel Aviv ha infatti squalificato in extremis il proprio quartetto del bob a quattro, impedendogli di prendere il via nelle ultime due manche in programma a Cortina -4-5.

La falsa dichiarazione di malattia e il caso della riserva

L’episodio, riportato inizialmente dal Times of Israel e successivamente confermato dalle agenzie internazionali, ha avuto come teatro il villaggio olimpico e come protagonisti i componenti del team guidato da AJ Edelman. Secondo la ricostruzione fornita dagli stessi funzionari israeliani, la squadra – composta da Edelman, Menachem Chen, Uri Zisman e Omer Katz – aveva richiesto di sostituire Zisman con la riserva Ward Fawarseh per la terza run. La motivazione addotta per la sostituzione, che avrebbe permesso a Fawarseh di diventare il primo atleta druso a rappresentare Israele in un’Olimpiade invernale, era un presunto malore accusato da Zisman, il quale si era sottoposto a una visita medica firmando una dichiarazione giurata per certificare l’indisposizione -8-9.

Il dietrofront del Comitato Olimpico Israeliano

La dinamica, però, è venuta a galla quando lo stesso Zisman ha successivamente ammesso al capo delegazione di non essere affatto malato, rivelando di aver mentito – spinto e incoraggiato dai compagni – al solo scopo di consentire l’ingresso in gara di Fawarseh. Di fronte all’ammissione della falsa dichiarazione, il Comitato Olimpico Israeliano si è visto costretto a ritirare immediatamente la richiesta di sostituzione e a escludere l’intero equipaggio dalla competizione, motivando il provvedimento con la necessità di tutelare i principi di correttezza e lealtà sportiva -4-5. In un messaggio pubblicato sui propri canali social, il pilota Edelman ha espresso rammarico per l’epilogo della vicenda, spiegando che – data la posizione in classifica ormai ampiamente fuori dai giochi per le posizioni di vertice – l’intenzione prioritaria del team era quella di regalare l’esperienza olimpica al proprio compagno riserva -9.

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