Certificati Cpr, perquisita una dottoressa di Biella: è tra i 23 medici dell'inchiesta di Ravenna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una dottoressa di Biella è stata perquisita di notte e interrogata per ore in questura. È una dei 23 medici coinvolti nell'inchiesta della Procura di Ravenna sul presunto rilascio di certificati falsi di non idoneità al trattenimento di persone straniere nei Centri di permanenza per i rimpatri. L'indagine, coordinata dalla pm Angela Scorza, ipotizza l'esistenza di una rete organizzata tra professionisti per impedire il trasferimento degli stranieri irregolari nei Cpr.

Le perquisizioni in nove città

Il 16 settembre la polizia ha eseguito perquisizioni locali, personali e informatiche nei confronti di 23 professionisti in diverse città italiane: Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. Nella nuova tranche dell'inchiesta soltanto uno dei medici perquisiti risulta iscritto nel registro degli indagati: l'infettivologo Nicola Cocco, esponente della Società italiana di medicina delle migrazioni, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla formazione di certificati falsi.

La ricostruzione della Procura

Secondo la ricostruzione della Procura, tra il 2024 e il 2026 sarebbe stata messa in piedi «un'ampia e organizzata» rete di medici compiacenti con l'obiettivo di impedire il trasferimento dei migranti irregolari nei Cpr. Gli inquirenti fanno riferimento all'utilizzo di una «bozza» sempre uguale da compilare al momento della visita medica per certificare la mancata idoneità alla traduzione nei centri.

Il documento sarebbe stato utilizzato non solo all'ospedale di Ravenna, da cui sono partite le indagini, ma anche a Rimini, Bologna, Forlì-Cesena, Ferrara, Roma, Matera, Biella, Livorno e Bari.

La difesa dei medici

Nicola Cocco respinge l'accusa di avere organizzato una rete per produrre certificati falsi e difende l'indipendenza della professione medica. «Noi abbiamo costruito una campagna che ha portato a discutere in questo Paese della patogenicità di questi luoghi, dove le persone migranti soffrono, subiscono violenze e muoiono. Non abbiamo fatto partire un'associazione che istigava i medici a fare dei certificati falsi» ha dichiarato in una conferenza stampa.

La bozza contestata dagli inquirenti, sostiene la difesa, non era un documento segreto: era stata pubblicata sul sito della Società italiana di medicina delle migrazioni nell'ambito di una campagna destinata ai sanitari per richiamare l'attenzione sulle condizioni di salute delle persone trattenute nei Cpr.

Il caso di Ravenna e le conseguenze giudiziarie

L'inchiesta nasce a Ravenna, dove nei mesi scorsi erano già stati perquisiti otto medici del reparto di malattie infettive dell'ospedale cittadino. Secondo l'accusa, avrebbero prodotto 34 certificati falsi dichiarando la non idoneità di alcune persone a essere trattenute in un centro di permanenza per il rimpatrio. Tre di loro sono stati sospesi dall'esercizio della professione per dieci mesi, mentre agli altri è stato vietato di occuparsi delle certificazioni necessarie per i Cpr.

A marzo proprio Ravenna ne ha offerto un esempio significativo: un uomo vicino ai settant'anni, diabetico, reduce da un'angioplastica, con una malattia oncologica alle spalle e un precedente episodio di autolesionismo, viene dichiarato idoneo dal pronto soccorso cittadino; meno di ventiquattro ore dopo il medico del Cpr milanese di via Corelli lo respinge per inidoneità.

Il quadro normativo e le criticità segnalate

La direttiva del Viminale del 19 maggio 2022 chiede al medico di escludere «malattie infettive contagiose e pericolose per la comunità, disturbi psichiatrici, patologie acute o cronico degenerative» che «non possano ricevere le cure adeguate in comunità ristrette». Il medico non fotografa un dato, ma formula un giudizio su come starà quella persona dentro quel luogo.

Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale ha segnalato la «sommarietà degli screening sanitari pre-ingresso» nel Cpr di Gradisca d'Isonzo, raccontando di persone arrivate con certificazioni di idoneità «non fedeli o quantomeno non accurate», anche con patologie contagiose. Con la sentenza 7839 del 7 ottobre 2025 il Consiglio di Stato, su ricorso di Asgi e Cittadinanzattiva, ha annullato in parte il capitolato d'appalto dei Cpr per carenze nella tutela della salute e nella prevenzione dei suicidi.

Le reazioni politiche e le chat della senatrice Cucchi

Sulla vicenda è esploso lo scontro politico. Il vicepremier Matteo Salvini ha chiesto la radiazione dei medici che saranno ritenuti responsabili, mentre il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera Galeazzo Bignami ha sostenuto la necessità di verificare se dietro i singoli episodi possa esserci un fenomeno più ampio e organizzato. Di segno opposto le reazioni arrivate dal centrosinistra: il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha ribadito la propria fiducia sia nella magistratura sia nel personale sanitario dell'Emilia-Romagna.

Intanto nell'inchiesta sono finite anche le conversazioni telefoniche tra Cocco e la senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi. «Caro pubblico ministero di Ravenna, lei ha compiuto un atto che va contro l'articolo 68 della Costituzione e lo ha fatto consapevolmente. Sappia che non mi fa paura, non ho niente da nascondere ma la percepisco come un'intimidazione» ha scritto Cucchi sui social.

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