Lino Banfi, il racconto senza veli di un'icona: "Sono ai supplementari, ho chiamato la morte e so cosa scriverò"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Con una schiettezza che solo l'età matura e una carriera consolidata possono concedere, Lino Banfi si racconta nel podcast *Sette Vite*, condotto da Hoara Borselli, scavando senza retorica in decenni di cinema, televisione e vita personale. L'attore, novant'anni quasi compiuti e da tutti riconosciuto come il "Nonno d'Italia", descrive un percorso professionale costellato di soddisfazioni popolari immense, ma anche di una percezione, da parte della critica più elevata, di sottovalutazione. Afferma, infatti, di aver meritato di più di quanto abbia materialmente guadagnato, in termini di riconoscimento, pur non sminuendo l'affetto straordinario che il pubblico gli ha sempre riservato, un legame che oggi abbraccia quattro diverse generazioni.
Tra dovere e sacrificio: una carriera costruita passo dopo passo
Il suo successo, come spiega nello speciale, non è stato un fulmine a ciel sereno ma il frutto di una costruzione paziente, "giorno per giorno", fatta spesso di scelte dettate più da un ferreo senso del dovere che da calcoli di opportunità. Dai primi passi nel mondo dello spettacolo fino al trionfo nelle fiction che lo hanno reso un volto familiare in ogni casa, passando per la recente e sorprendente longevità al cinema accanto a Pio e Amedeo, Banfi delinea il ritratto di un artista che ha sempre considerato il proprio lavoro una missione. Missione portata avanti con una dedizione totale, a volte a scapito di aspetti personali, e con quella verve comica che è diventata il suo marchio di fabbrica, senza però esaurire la complessità della sua figura.
Il pensiero della fine affrontato con il sorriso
È proprio questa complessità che emerge quando il discorso, inevitabilmente, scivola verso il tempo che passa e verso la fine. L'attore, che definisce sé stesso "ai supplementari", parla della morte con un'inaspettata e pacata ironia, dichiarando addirittura di "chiamarla" con familiarità, come fosse un'appuntamento ormai prossimo da vivere senza tragicità. Ha già deciso, racconta, cosa farà incidere sulla propria lapide, trasformando un pensiero solitamente carico di angoscia in un'ultima, leggera battuta, coerente con l'immagine pubblica che ha costruito e con la filosofia di vita che l'ha sempre accompagnato.
Un ricordo sul caso di cronaca nera di Garlasco
Nella lunga chiacchierata, un accenno fugace ma significativo va anche a un fatto di cronaca nera che, anni fa, tenne banco sulle pagine dei giornali. Riferendosi alla tragica morte di Chiara Poggi a Garlasco nel 2007, Banfi offre una sua personale e breve valutazione sul principale indagato, esprimendo un punto di vista che si discosta dalla narrazione giudiziaria che portò a un processo. Un cenno, il suo, che rimane volutamente sul piano di un'opinione personale, senza addentrarsi nei dettagli della vicenda, rispettandone la delicatezza ma lasciando intendere una propria lettura dei fatti.




