The Cure a Firenze, tra Grammy e possible ritorno alle origini oscure
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Saranno loro, i The Cure, a calare il sipario sull’edizione 2026 del Firenze Rocks. Domenica 14 giugno, alla Visorno Arena nel Parco delle Cascine, la formazione britannica guidata dall’inconfondibile voce di Robert Smith si prepara a offrire un concerto che, a giudicare dalle recenti tappe europee, promette di essere molto più di una semplice rassegna dei successi.
La band, che quest’anno ha finalmente ottenuto il riconoscimento della Recording Academy vincendo due Grammy Awards (miglior performance e miglior album alternativo) per il lavoro “Songs of a Lost World”, arriva a Firenze forte di un'entrata trionfale nelle classifiche di settore, avendo messo in bacheca i primi allori di una carriera lunga quasi mezzo secolo.
La scaletta possibile tra classici e sorprese
Sebbene il sito ufficiale indichi l’inizio del loro show alle 21:30, la scelta dei brani resta avvolta nel più assoluto riserbo. Tuttavia, le recenti performance al Primavera Sound di Barcellona e al North Festival di Maia (Portogallo) offrono indizi piuttosto precisi su cosa potremmo aspettarci. Da una parte ci sono i pilastri del repertorio, quelli che nessun fan perdonerebbe a Smith di togliere dalla lista: “Pictures of You”, “Just Like Heaven”, “Lovesong” e “Boys Don’t Cry” sono stati eseguiti costantemente, così come la catartica “Endsong”.
Ma è nelle pieghe della scaletta che si nasconde la vera anima dei Cure moderni. In Portogallo, il gruppo ha pescato a fondo nel proprio passato, resuscitando “Treasure” (assente dal vivo dal 2013) e “In Your House” ( ferma dal 2011) per una parentesi dedicata all’album “Seventeen Seconds” del 1980.
L’ombra del lutto e il peso dei nuovi Grammy
Il contesto umano che circonda questo tour è, inevitabilmente, impregnato di malinconia. I recenti Grammy vinti a gennaio – come riportato dalla stampa specializzata – non sono stati ritirati da Smith e compagni, impegnati in quei giorni ai funerali di Perry Bamonte, lo storico membro della band scomparso lo scorso dicembre. Quella perdita, unita ai temi della mortalità che pervadono l’ultimo album, dona ai concerti attuali una profondità che va oltre la semplice esecuzione musicale.
A ciò si aggiunge il peso specifico della novità: Robert Smith ha dichiarato che il nuovo progetto discografico, quello destinato a vedere la luce dopo “Songs of a Lost World”, sarebbe già completato e caratterizzato da tonalità “ancora più cupe” rispetto al predecessore. Un'atmosfera, quest’ultima, che potrebbe trovare terreno fertile nella suggestione della serata fiorentina.
Il contorno e la macchina organizzativa del festival
Prima che Smith e la sua chitarra si prendano la scena, il palco della Visarno Arena sarà riscaldato dai potenti soundscape dei Mogwai (previsti in scaletta dalle 19:15 alle 20:45) e dall’energia di The Twilight Sad e Just Mustard. L’intera tre giorni, iniziata venerdì con le performance di Salmo (supportato dalla sua band Le Carie) e Lenny Kravitz, ha già trasformato il Parco delle Cascine in un crocevia internazionale, tra code ai tornelli e un’area village da seimila metri quadri.
Sul fronte della sicurezza, in parallelo all’afflusso pacifico dei fan, le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli antiborseggio e antidroga nella zona, con operazioni mirate anche nei giorni precedenti l’evento. Resta da vedere se la band concederà al pubblico italiano le stesse chicche riservate agli spagnoli e ai portoghesi, come “2 Late” o “Mint Car”; per i fan accorsi da tutta Europa, l’attesa è ormai agli sgoccioli.




