Prodi: "Se AfD vince in Germania, l'Ue è finita"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Se l'AfD vince le elezioni tedesche l'Europa è finita. Questa è la realtà». Romano Prodi non usa mezzi termini per descrivere lo scenario che si prospetta qualora Alternative für Deutschland dovesse conquistare la guida della Germania. L'ex presidente del Consiglio e ex presidente della Commissione europea affida la sua analisi alle colonne del Sole 24 Ore, in un'intervista pubblicata nella giornata in cui in Germania si vota per le elezioni locali nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino.

Il giudizio di Prodi sulla formazione di estrema destra è netto e non lascia spazio a sfumature: «Alternative für Deutschland è antieuropea, è massicciamente contro le istituzioni multinazionali, è nazionalista, è razzista, non c'è più nulla di Europa». Parole che l'ex premier pronuncia senza esitazione, delineando un quadro in cui la posta in gioco non riguarda soltanto la politica interna tedesca ma l'intero assetto istituzionale del continente.

A rendere particolarmente allarmante l'ipotesi di una vittoria dell'AfD concorre, secondo Prodi, la posizione centrale che la Germania occupa nello scacchiere europeo. «Siccome la Germania non solo è la potenza economica più importante d'Europa, ma da quando è cominciata la guerra in Ucraina ha messo su un programma di riarmo per cui diventerà la più grande potenza sia militare che politica, se succede questo, la mia risposta è molto semplice: è finita l'Europa, amen».

Un ragionamento che intreccia economia, difesa e politica estera, restituendo l'immagine di un Paese il cui destino appare sempre più intrecciato con quello dell'Unione nel suo complesso.

Prodi invita tuttavia a non generalizzare e a distinguere le diverse aree del Paese. «Però attenzione. La crescita del partito di estrema destra riguarda soprattutto la Germania orientale che sta vivendo un periodo con una particolare tensione, quasi un senso di inferiorità rispetto all'ex Germania occidentale. Quindi non generalizziamo, anche se il pericolo si sta estendendo verso tutto il Paese».

Le elezioni locali nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, regione dell'ex Germania Est, sembrano dargli ragione: le proiezioni assegnano all'AfD un risultato che supera il 38 per cento dei consensi, più del doppio rispetto alla precedente consultazione, con la Spd della presidente uscente Manuela Schwesig attestata intorno al 35,5 per cento.

Nel corso dell'intervista, l'ex presidente della Commissione europea non risparmia critiche ai meccanismi decisionali dell'Unione, soffermandosi sulla difficoltà di tradurre le dichiarazioni di intenti in azioni concrete. Prodi cita il caso dell'accordo Ceta, il trattato di libero scambio con il Canada: «l'accordo è stato firmato nel 2016 e approvato nel 2017 dal Parlamento europeo. Dieci Paesi non hanno ancora ratificato l'accordo, fra i quali l'Italia».

Da qui la sua conclusione: «Il problema dell'Europa è che si fanno bei discorsi ma poi si fermano lì, perché i metodi di voto non permettono di mettere in atto le decisioni prese».

Per Prodi, l'Unione deve modificare il sistema di voto all'unanimità per contare di più nel mondo. Una riforma che, nelle sue intenzioni, servirebbe a sciogliere i nodi che paralizzano l'azione europea, consentendo decisioni più rapide ed efficaci su questioni che gli Stati membri faticano ad affrontare collettivamente.

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