Olivia Rodrigo, il Daisy Chain Fields e quel filo che unisce il femminismo musicale degli anni Novanta alla Gen Z

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un filo sottile ma fortissimo che collega il femminismo musicale degli anni Novanta alla Generazione Z, e passa attraverso la musica, l’entusiasmo e la straordinaria capacità di aggregazione di una ragazza di 23 anni, Olivia Rodrigo. Più che un semplice concerto, il primo Daisy Chain Fields, svoltosi sabato 29 agosto al Great Park di Irvine, in California, è sembrato una vera e propria dichiarazione d’intenti, un evento che ha trasformato il pop in una nuova, potentissima forma di attivismo.

Non si è trattato solo di musica, ma di un progetto ambizioso che ha saputo coinvolgere artiste di generazioni diverse, raccogliendo fondi per cause fondamentali per i diritti e la salute delle donne, in un momento storico in cui questi temi sono al centro del dibattito pubblico.

Un festival ispirato al Lilith Fair e alle sue eredi

L’idea di Rodrigo era chiara fin dall’inizio: creare uno spazio tutto al femminile che fosse un ponte tra passato e presente. L'ispirazione dichiarata è il Lilith Fair, lo storico festival itinerante fondato da Sarah McLachlan nel 1997, che per prima ha dimostrato la forza e la capacità di attrazione di una lineup interamente composta da donne. E così, per la sua prima edizione, Olivia Rodrigo ha portato in California un parterre di artiste che hanno fatto la storia della musica, accanto a nuove stelle del pop.

Sul palco sono salite, tra le altre, le Bikini Kill, Chappell Roan, Doechii, Mitski, le Breeders, Santigold e Karen O. Ma il momento più atteso e carico di significato è stato quando, durante il suo set da headliner, Rodrigo ha invitato a duettare con lei le sue eroine: Stevie Nicks, Alanis Morissette e la stessa Sarah McLachlan. Insieme hanno regalato al pubblico emozioni indimenticabili, eseguendo classici come "Landslide" con la Nicks e "Ironic" con la Morissette, in un ideale passaggio di testimone tra generazioni.

Un successo da 20 milioni di dollari e la sorpresa di Melinda French Gates

L'evento, però, non è stato solo un trionfo artistico. L'obiettivo benefico del festival è stato superato con ampio margine, trasformando la serata in un'impresa filantropica senza precedenti. Alla vigilia, Rodrigo aveva annunciato che Daisy Chain Fields aveva già raccolto 10 milioni di dollari, destinati a dieci organizzazioni non profit impegnate su fronti cruciali come la salute riproduttiva, i diritti civili e la giustizia economica. Tra queste figurano Planned Parenthood, il National Women's Law Center e la Black Mamas Matter Alliance.

La cifra, però, è stata poi raddoppiata grazie a un intervento a sorpresa: Melinda French Gates, filantropa ed ex moglie di Bill Gates, è apparsa sul palco all'inizio del concerto di Rodrigo, annunciando che la sua organizzazione, Pivotal Ventures, avrebbe aggiunto altri 10 milioni di dollari, portando il totale raccolto a 20 milioni. French Gates ha definito la giovane cantante "una forza della natura", lodandola per la sua capacità di mostrare a una nuova generazione quanto possa contare la loro voce.

Musica, attivismo e un nuovo modo di fare filantropia

Il Daisy Chain Fields è stato concepito per essere molto più di un semplice concerto di beneficenza. Come spiegato da Rodrigo, il nome del festival è una metafora perfetta della sua visione: "singole parti che, unite, possono creare qualcosa di forte e indistruttibile". L'evento ha infatti creato un vero e proprio villaggio della filantropia, dove il pubblico ha potuto incontrare le dieci associazioni beneficiarie, informarsi sui loro progetti e scoprire come contribuire attivamente.

Il festival è stato anche un'occasione per mettere in luce il lavoro di donne anche dietro le quinte, affidando gran parte della copertura fotografica a professioniste donne, transgender o non binarie. Sul palco, Rodrigo ha presentato dal vivo il suo nuovo singolo "Serena Joy", un brano politicamente carico ispirato al celebre romanzo distopico di Margaret Atwood, "Il racconto dell'ancella", dimostrando ancora una volta come la sua arte sia diventata un veicolo per messaggi di forte impatto sociale.

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