Superbonus, la voragine di Conte. Per l'Italia un conto da 174 miliardi
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Redazione Interno
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Giuseppe Conte ha fatto come il Conte Mascetti, quello interpretato da Ugo Tognazzi in Amici Miei Atto II, mettendosi la giacca a righe del personale d’albergo – i censori della salute del bilancio pubblico, per capirci – per poi salutare tutti senza nemmeno accennare a pagare le spese. Il conto finale del Superbonus, anche a validità ormai da tempo terminata, continua a lievitare senza sosta, confermando in pieno come la misura simbolo del suo secondo governo abbia lasciato un’eredità pesantissima sui conti pubblici. Secondo l’ultimo bollettino dell’Enea aggiornato al 30 aprile, l’onere complessivo a carico dello Stato sfiora i 132 miliardi di euro, con una crescita di quasi un miliardo registrata nel solo mese di aprile e risorse statali destinate a coprire i rimborsi dei lavori contabilizzati dal gennaio 2026 che sono già salite a 2,5 miliardi. E non è finita qui, perché il bilancio definitivo della misura, considerando l’intero sistema dei crediti d’imposta generati, raggiungerebbe quota 174 miliardi, una cifra che – secondo le stime che tengono conto delle frodi già scoperte – avrebbe potuto tranquillamente superare i 183 miliardi se il fisco non avesse bloccato per tempo le truffe.
Numeri da capogiro e il peso sul deficit europeo
La fotografia scattata dall’Enea racconta di oltre 505mila edifici coinvolti e di una marea di lavori conclusi, ma la riqualificazione energetica passa decisamente in secondo piano rispetto ai danni arrecati al deficit. Nel dettaglio, emerge che il 72% degli interventi finanziati ha riguardato villette e case singole, mentre solo il 28% ha interessato i condomini, un dato che stride con la retorica iniziale di voler ammodernare i grandi complessi residenziali con proprietà frammentate e poca capacità di spesa. La spesa media per i condomini ha superato i 612mila euro a edificio, e quella per le unità indipendenti si è attestata attorno ai 98mila euro, mentre per le villette singole la media si è fermata a 117mila euro. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha ripetuto che nei dati del debito del 2025, 2026 e 2027 si risente ancora del vecchio Superbonus, con un peso specifico di 40 miliardi solo per il 2026 e una coda di 20 miliardi per l’anno successivo. Del resto, la Corte dei Conti non ha usato mezzi termini liquidando l’intera operazione come la più grande operazione di spreco di denaro pubblico mai vista nella storia nazionale, un verdetto che fa eco alle parole della premier Meloni quando ha spiegato che senza questa voragine l’Italia avrebbe potuto costruire 1,6 milioni di alloggi.
Frodi edilizie e blitz del fisco: un euro su tre sotto sequestro
La vera bomba, però, arriva dal fronte dei controlli, dove l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza hanno dovuto letteralmente mettere una pezza a una situazione fuori controllo. Nei primi tre mesi del 2026 sono stati bloccati ben 4,1 miliardi di euro di crediti sospetti legati al Superbonus, una cifra che rappresenta circa il 33% dei crediti maturati sulle spese contabilizzate nel 2025. Tradotto in parole povere, significa che un euro su tre delle ultime fatture è stato fermato per illeciti, frodi o irregolarità varie, con fatture gonfiate e lavori inesistenti che hanno cercato di fare incetta dell’ultimo scampolo dell’agevolazione prima che scadesse. L’identikit di pericolosità tracciato dal fisco ha permesso di sequestrare 680 milioni di euro già nelle mani dell’autorità giudiziaria, mentre altre operazioni sono ancora in fase di verifica avanzata. E questo ha permesso di evitare che il conto finale dell’intera operazione schizzasse ancora più in alto, contenendo quella che altrimenti sarebbe stata un’emorragia senza precedenti per le casse pubbliche.
Lo stallo contabile e la carta delle frodi per uscire dalla procedura Ue
Il buco nero del Superbonus, come lo hanno definito gli analisti, continua a frenare qualsiasi manovra espansiva del governo e ha reso vani i tentativi di portare il rapporto deficit-Pil sotto la fatidica soglia del 3% per uscire dalla procedura per deficit eccessivo (Edp). I dati ufficiali parlano di un deficit al 3,1%, e i tecnici del Mef hanno certificato che senza l’impatto dei bonus edilizi il disavanzo si sarebbe fermato al 2,7%, consentendo all’Italia di liberarsi del giogo europeo. È emersa, inoltre, una "coda tardiva" di operazioni effettuate nel 2025 e comunicate all’Agenzia delle Entrate solo entro marzo 2026, crediti legittimati dalle clausole di salvaguardia che hanno continuato a pesare sul bilancio statale a misura ormai ufficialmente chiusa. Lo stallo contabile, a questo punto, potrebbe paradossalmente trovare una via di fuga proprio usando le frodi edilizie come leva: il governo valuta di sfruttare l’esplosione dei crediti illegittimi scoperti – e i conseguenti recuperi fiscali – per correggere i conti pubblici e rassicurare Bruxelles in autunno, come lasciato intendere nel dialogo tra il ministro Giorgetti e i commissari europei. Una soluzione cinica, se vogliamo, ma che trasformerebbe l’enorme quantità di illeciti scoperti (4,1 miliardi solo nel primo trimestre 2026) in una risorsa per abbassare artificialmente il deficit.




