Meloni a Fenix: l'eredità di Charlie Kirk e il nuovo corso identitario
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Redazione Interno
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Nel discorso di chiusura di Fenix, la festa romana di Gioventù Nazionale, Giorgia Meloni ha deluso ogni aspettativa nostalgica, tracciando – con decisione – i contorni di un’identità nuova per la destra italiana. I tempi, ha sottolineato, sono cambiati. E il nuovo pantheon simbolico, in cui fa irruzione la figura di Charlie Kirk, l’influencer conservatore americano assassinato lo scorso 10 settembre, ne è la prova più evidente. Un passaggio non scontato, il suo, che segna una distanza da certi retaggi e cerca di ancorare il movimento a un linguaggio e a dei riferimenti contemporanei, capaci di parlare a una generazione che guarda Oltreoceano.
L’omicidio di Kirk, ucciso per la sua vicinanza all’entourage del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e per il suo impegno nel smontare, come ha affermato Meloni, “la narrazione mainstream”, è diventato il cardine emotivo e politico dell’intera manifestazione. “È stato fermato perché smontava la narrazione mainstream, ma l’odio non è finito con la sua morte”, ha dichiarato la premier, accusando implicitamente quelle frange che, dopo il fatto, ne avrebbero giustificato la morte. Un clima di ostilità che, a suo dire, non accenna a placarsi: “Le minacce si moltiplicano man mano che dimostriamo di saper governare questa nazione, ma non abbiamo paura”.
La presidente del Consiglio ha poi articolato una netta distinzione tra i metodi del suo schieramento e quelli degli avversari. “Sono altri che sono stati cresciuti con l’idea che chi è diverso da te andava abbattuto, noi non siamo mai stati così”, ha affermato, collocando l’attivista conservatore dalla propria parte: “Era così anche Charlie Kirk, per questo la sua morte ha creato indignazione in tutto il mondo e ha fatto riflettere”. Una polarizzazione che, partendo da un fatto di cronaca nera di risonanza internazionale, viene utilizzata per definire i confini di uno scontro culturale sempre più aspro.




