Meloni a Fenix: "Le minacce non ci fermano" e celebra Charlie Kirk

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel discorso di chiusura della festa 'Fenix' di Gioventù Nazionale, organizzata all'Eur di Roma, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha delineato, con toni che riecheggiano sempre più quelli della campagna elettorale, i contorni di una identità politica nuova, deludendo – come da sua esplicita ammissione – quanti tra i suoi sostenitori ne auspicavano un ancoraggio a riferimenti nostalgici. Il suo intervento, della durata di circa mezz'ora, è stato un susseguirsi di rivendicazioni sull'operato di governo e di duri attacchi all'opposizione, il cui filo conduttore è ruotato attorno alla figura di Charlie Kirk, l'influencer di destra statunitense assassinato lo scorso 10 settembre e ora assurto a vero e proprio simbolo nel pantheon politico meloniano.

La premier ha difeso con veemenza i giovani militanti di Fratelli d’Italia, da lei descritti come "esposti alla pubblica gogna" in un disegno oppositivo che, pur colpendoli, avrebbe in realtà l'obiettivo più grande di minare la sua leadership. "È stato fermato perché smontava la narrazione mainstream, ma l'odio non è finito con la sua morte", ha affermato Meloni riferendosi a Kirk, per poi puntare il dito contro quella parte della sinistra accusata di non aver condannato con sufficiente forza chi, in qualche modo, ha giustificato quel gesto efferato. I cosiddetti "sedicenti antifascisti" sono stati indicati da Meloni tra i principali alimentatori di un clima di ostilità.

"Le minacce si moltiplicano man mano che dimostriamo di saper governare questa nazione, ma non abbiamo paura": è questa la dichiarazione più forte e ripetuta della leader di Fratelli d’Italia, un messaggio di sfida lanciato agli avversari politici e interpretato dai presenti come un segnale di unità e resistenza. Il coro "Giorgia Giorgia" e lo slogan "C'è solo un presidente" con cui è stata accolta dai giovani militanti hanno fatto da cornice a un evento il cui scopo sembrava essere anche quello di contendere la scena all’alleato Matteo Salvini, in un’ideale continuità tra Pontida e Roma.

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