Auto, i marchi cinesi restano all'1,4% nel premium europeo ma preparano 17 nuovi modelli
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Redazione Economia
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I costruttori automobilistici cinesi continuano a guadagnare terreno in Europa, ma il segmento premium resta per ora una fortezza quasi inespugnata. Secondo un rapporto di S&P Global Ratings, la quota dei marchi cinesi nelle fasce alte del mercato europeo si ferma all'1,4%, un dato che impallidisce di fronte al 10,6% conquistato nei segmenti di massa.
Un divario che racconta una storia precisa: le auto cinesi piacciono per il rapporto qualità-prezzo e per la dotazione tecnologica, ma quando il gioco si fa duro, cioè quando il cliente cerca prestigio e servizi consolidati, il passo indietro è ancora netto.
L'offensiva annunciata tra suv e berline di lusso
Il quadro, però, è tutt'altro che statico. L'agenzia di rating prevede che tra il 2026 e il 2028 arriveranno sul mercato europeo ben 17 nuovi modelli premium a marchio cinese, con una netta predilezione per i suv di taglia medio-grande. Sei delle novità annunciate appartengono al segmento E-Suv, quello delle ammiraglie a ruote alte, e coinvolgono nomi come Denza, Nio, Hongqi e Polestar.
L'obiettivo dichiarato è insidiare i territori storicamente presidiati da Bmw, Mercedes, Tesla e Volvo, cioè i segmenti D ed E, dove i margini sono più ricchi e l'immagine del marchio conta più di qualsiasi scheda tecnica.
Reti di assistenza e valori residui: i veri ostacoli
A frenare l'avanzata nel lusso non sono soltanto questioni di blasone. S&P individua ostacoli strutturali precisi: la limitata diffusione delle reti di assistenza autorizzate, l'assenza di servizi finanziari consolidati e l'incertezza sui valori residui delle vetture usate. Fattori che nel premium pesano come macigni, visto che il leasing e le flotte aziendali rappresentano tra il 60 e il 70 per cento delle immatricolazioni nei principali mercati, dalla Germania al Regno Unito.
Per un fleet manager, il canone mensile è solo una parte dell'equazione: contano la facilità di manutenzione, la certezza del valore di rivendita e la solidità del partner finanziario.
La spinta arriva anche dai listini ambiziosi
Non mancano, tuttavia, segnali di un cambio di strategia. Alcuni modelli cinesi arrivano sul mercato con prezzi tutt'altro che concorrenziali, segno di una volontà precisa di posizionarsi accanto ai rivali europei e non sotto. La grande suv ibrida ricaricabile Zeekr 9X, per esempio, parte in Italia da 122.610 euro, una cifra superiore a quella della Bmw X7 e della Mercedes GLS, entrambe poco sopra i 115.000 euro.
Una mossa che punta a scardinare l'equazione tra marchio cinese e prezzo stracciato, anche se il rischio è di restare schiacciati tra chi offre storia e chi offre tecnologia a un costo inferiore.
Il quadro europeo resta a più velocità
Nel complesso, la penetrazione cinese in Europa procede con intensità diverse da paese a paese. Nel primo semestre del 2026 l'Italia ha registrato una quota del 12,9% per i marchi cinesi, davanti alla Spagna con l'11,8%, mentre la Francia si è fermata al 4% e la Germania al 3,6%. Sull'insieme dei trenta mercati monitorati la quota si aggira intorno all'8%, con uno scenario di crescita atteso tra il 10 e il 15 per cento entro il 2030.
Numeri che confermano come l'avanzata sia reale, ma ancora lontana dal ribaltare gli equilibri nelle fasce dove il cliente non compra soltanto un'auto, ma anche un simbolo.
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