Caso Open Arms, la Cassazione conferma l'assoluzione di Salvini
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Redazione Interno
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Dopo cinque ore di camera di consiglio, i giudici della quinta sezione della Corte di Cassazione hanno posto la parola fine, rigettando il ricorso per saltum presentato dalla Procura di Palermo e rendendo così definitiva l'assoluzione di Matteo Salvini. L’attuale vicepremier e ministro dei Trasporti, all’epoca dei fatti titolare del Viminale, era accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per la vicenda della nave Ong spagnola Open Arms, la cui gestione, nell’agosto del 2019, sollevò un aspro dibattito politico e giudiziario. Con questa decisione, che segue quella di primo grado dello scorso dicembre, si archivia definitivamente un procedimento che per anni ha tenuto banco nelle aule dei tribunali e in quelle, ben più agitate, della politica nazionale.
La richiesta del procuratore generale
La sentenza, attesa e per molti versi preannunciata dall’orientamento espresso in udienza dal procuratore generale, chiude ogni possibilità di ulteriore appello. Lo stesso rappresentante della pubblica accusa presso la Suprema Corte, infatti, aveva chiesto ai giudici di rigettare il ricorso avanzato dai pm palermitani e di confermare l’assoluzione perché “il fatto non sussiste”. Una presa di posizione netta, quella del pg, che ha costituito un punto di riferimento decisivo per i giudici, chiamati a pronunciarsi non sul merito delle accuse – giudicato in primo grado – ma esclusivamente su eventuali vizi di legittimità della sentenza di assoluzione.
Le reazioni politiche all’esito del processo
Le dichiarazioni dei principali esponenti della maggioranza, subito dopo l’annuncio della decisione, hanno sottolineato una lettura politicamente conseguente dell’esito giudiziario. Il capo politico della Lega ha parlato di “grande soddisfazione” per una sentenza che, a suo dire, “riconosce la piena correttezza” dell’operato di Salvini, aggiungendo che difendere i confini non costituisce reato. Un concetto ribadito, in termini quasi identici, anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la quale, in un messaggio su un noto social network, ha definito la notizia “buona” e ha affermato che un ministro che protegge le frontiere “non commette un reato, ma svolge il proprio dovere”.
Il contesto e la chiusura della vicenda giudiziaria
La vicenda, che risale a oltre quattro anni fa, si inseriva in un periodo di forti tensioni sulla gestione dei flussi migratori via mare, durante il quale l’allora ministro dell’Interno aveva adottato una linea di chiusura dei porti. Quel capitolo, costellato da altre inchieste e procedimenti giudiziari su navi Ong diverse, si chiude oggi con un verdetto di assoluzione definitiva, che riscrive, dal punto di vista penale, una delle pagine più controverse di quella fase politica. La Cassazione, con la sua sentenza, ha stabilito che le scelte operate in quel frangente non oltrepassarono i limiti dell’esercizio delle funzioni di governo.




