Flotilla fermata in acque internazionali, la procura di Roma apre un fascicolo per sequestro di persona
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La notte del 29 aprile scorso, al largo dell’isola di Creta e a oltre 600 miglia nautiche dalle coste di Gaza, le acque del Mediterraneo sono diventate il teatro di un abbordaggio che la procura della Capitale ha deciso di inquadrare, allo stato degli atti, nell’ipotesi di reato di sequestro di persona. Sono tre – stando a quanto risulta agli inquirenti di piazzale Clodio – gli esposti finiti sulla scrivania dei pm Stefano Opilio e Lucia Lotti, i quali hanno avviato un fascicolo (al momento contro ignoti) per far luce sull’intercettazione della Global Sumud Flotilla, una missione civile che, con il carico di aiuti umanitari, intendeva contestare il blocco navale imposto da Israele sulla Striscia. Tra le denunce presentate, due sarebbero direttamente collegate alla sorte degli attivisti Thiago de Avila e Saif Abukeshek, i quali, a differenza della maggior parte degli altri partecipanti alla spedizione, non sono stati rilasciati o trasferiti in Grecia, bensì condotti in carcere in Israele con accuse che, secondo i legali dei fermati, sarebbero al di fuori della giurisdizione israeliana, dato il luogo del fermo.
L’ombra della pirateria e le due direttrici giudiziarie
Mentre il nuovo fascicolo si concentra sugli eventi del 29 aprile, in procura non è certo questo l’unico capitolo aperto sulla vicenda. Esiste infatti un secondo, distinto, filone d’indagine, avviato dopo gli esposti presentati dagli attivisti e dai parlamentari italiani che avevano preso parte alla precedente missione della Flotilla, fermata lo scorso ottobre. In quel caso, i pm procedono per ipotesi di reato ben più gravi che includono la tortura, la rapina, il sequestro di persona e il danneggiamento con pericolo di naufragio; da qui l’intenzione – già manifestata dai magistrati – di inoltrare a breve una rogatoria internazionale alle autorità israeliane per tentare di ricostruire quanto accaduto. La durezza della posizione assunta da alcuni osservatori, come quella di Gianrico Carofiglio che ha parlato di «atto di pirateria» aggiungendo come questo non rappresenti nemmeno il reato più grave tra quelli commessi, sembra trovare un contraltare tecnico proprio nell’attività investigativa avviata a Roma.
I due attivisti ancora in cella e la dinamica dell’abbordaggio
La vicenda giudiziaria si intreccia inestricabilmente con la sorte dei due fermati, Thiago de Avila e Saif Abukeshek, la cui detenzione continua a rappresentare il punto di non ritorno di questa operazione. Secondo la ricostruzione che i magistrati italiani stanno vagliando, i due – che si trovavano a bordo di imbarcazioni battenti bandiera italiana (tra cui l’Eros 1) – sarebbero stati prelevati con la forza da personale militare non meglio identificato nel cuore della notte, mentre il resto dell’equipaggio (circa 170 persone) veniva sbarcato a Creta. Le agenzie di stampa straniere riferiscono che le autorità israeliane li sospettano di legami con organizzazioni considerate illegittime, sebbene gli stessi attivisti e i loro difensori contestino fermamente la legittimità di un simile fermo, avvenuto in un’area dove Israele non potrebbe tecnicamente rivendicare alcuna sovranità né potere di polizia.
Strategie investigative e il contesto della missione
La Global Sumud Flotilla – il cui nome arabo rimanda a una forma di "resistenza ferma" e ostinata – era partita il 26 aprile dalla Sicilia con un carico di beni di prima necessità diretti a Gaza, con l’obiettivo dichiarato di violare il blocco marittimo che, ormai da anni, limita drasticamente l’ingresso di aiuti nel territorio palestinese. E se da un lato Israele ha giustificato l’operazione come necessaria per far rispettare il blocco navale e ha parlato di un'intercettazione "pacifica", dall’altro l’apertura dell’indagine a Roma – che prevede l’invio di una rogatoria a Gerusalemme – segnala una frizione giuridica di non poco conto. I pm italiani, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, dovranno infatti stabilire se l’azione della marina militare israeliana in alto mare integri o meno gli estremi del reato contestato, un esercizio ermeneutico complesso che coinvolge il diritto internazionale e le prerogative nazionali. La procura romana, in attesa di sviluppi sulla rogatoria, mantiene per ora il fascicolo contro ignoti, mentre gli avvocati degli attivisti continuano a denunciare le condizioni di detenzione (si parla di fascette di plastica e di perquisizioni invasive), dettagli che, se confermati, aggraverebbero ulteriormente il quadro accusatorio già delineato dai pm.




