L’agenda macro della settimana tra Pmi, inflazione latente e il termometro del lavoro americano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La settimana che prende il via oggi, lunedì 30 marzo, si presenta con un calendario fitto di appuntamenti per gli osservatori dei mercati, un susseguirsi di dati capaci di offrire un’istantanea piuttosto nitida sullo stato di salute delle principali economie. Si parte con gli indicatori nazionali, quelli che spesso fungono da apripista per le tendenze più ampie: in particolare, l’attenzione si concentra sulle vendite al dettaglio in Spagna e sui prezzi alla produzione in Italia, due variabili – lo si sa – che raccontano rispettivamente la tenuta della domanda interna e le pressioni che gravano sui costi delle imprese, anticipando talvolta dinamiche destinate a riflettersi sui listini.

Ma è da mercoledì 1° aprile che il calendario si infittisce realmente, con una sequenza di rilevazioni che abbracceranno tre continenti. La notte asiatica aprirà le danze con il consueto, e attesissimo, Tankan giapponese: l’indagine trimestrale della banca centrale nipponica, quella che misura il sentiment delle grandi imprese manifatturiere e non, offrirà indicazioni preziose sulla resilienza della terza economia mondiale. Parallelamente, dalla Cina arriverà il dato Caixin sul Pmi manifatturiero, un termometro autonomo rispetto alle rilevazioni ufficiali, spesso capace di intercettare le sfumature del settore privato e della piccola imprenditoria.

L’Europa, dal canto suo, entrerà nel vivo nella mattinata. L’Italia sarà tra le prime a svelare il proprio indice Pmi manifatturiero, seguito a ruota dalle letture finali di Francia e Germania, per culminare con il dato aggregato dell’Eurozona. Sarà un’occasione per verificare se il comparto industriale, in queste prime battute del secondo trimestre, mostri segnali di cedimento o, al contrario, qualche timido accenno di stabilizzazione. Nella stessa giornata, l’attenzione si sposterà sul fronte del lavoro: il tasso di disoccupazione di febbraio, diffuso prima dall’Istat e poi da Eurostat, completerà il quadro congiunturale. Nel pomeriggio, lo sguardo degli investitori varcherà l’oceano: gli Stati Uniti pubblicheranno le stime Adp sull’occupazione privata, un’anticipazione – sia pure non perfettamente coincidente – dei dati ufficiali attesi a fine settimana, accompagnata dalle vendite al dettaglio di febbraio e dall’indice Ism manifatturiero.

Non mancheranno, in questa tornata, gli interventi diretti dei banchieri centrali. La Bce, con un discorso programmato di Piero Cipollone, offrirà probabilmente spunti di riflessione sulla trasmissione della politica monetaria, mentre dalla Fed si faranno sentire Musalem e Barr, due voci con diversi diritti di voto all’interno del comitato, in un momento in cui il dibattito sulla durata dell’attuale fase restrittiva resta apertissimo.

Giovedì 2 aprile la scena sarà dominata dalla pubblicazione del bollettino economico della Banca centrale europea, un documento sempre denso di analisi e proiezioni che gli operatori setacciano alla ricerca di indizi sulle prossime mosse di Francoforte. Sul fronte macro, spiccheranno le vendite al dettaglio italiane di febbraio, mentre negli Stati Uniti si terrà monitorata la bilancia commerciale, insieme alle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, un indicatore che, per la sua tempestività, fornisce un quadro quasi in tempo reale delle tensioni nel mercato del lavoro americano.

Il clou, però, è atteso per venerdì 3 aprile, quando gli Stati Uniti diffonderanno il rapporto completo sul mercato del lavoro: il dato sulle nuove assunzioni non agricole, la variazione dei salari orari e il tasso di disoccupazione. Si tratta, come sempre, di una triade di numeri in grado di condizionare in maniera significativa le aspettative sui tassi di interesse. A completare la giornata, arriveranno il Pmi servizi finale americano e, dalla Francia, la produzione industriale di febbraio, mentre in Italia l’Istat diffonderà il dato sul rapporto tra deficit e Pil relativo all’ultimo trimestre del 2025, un’informazione che, pur essendo retrospettiva, contribuisce a delineare il profilo strutturale dei conti pubblici.

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