Mercati, la settimana dei Pmi e la tregua di Hormuz: pressioni geopolitiche e dati macro nel mirino
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Redazione Economia
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La prossima settimana, che si apre lunedì 20 aprile con la consueta raffica di indicatori congiunturali, si preannuncia densa di appuntamenti cruciali per gli operatori finanziari, i quali dovranno districarsi tra il calendario macroeconomico, particolarmente fitto da mercoledì in poi, e le evoluzioni, ancora tutte da verificare, della tregua in Medio Oriente. Se da un lato i riflettori sono puntati sui dati reali dell’economia, dall’altro l’elemento geopolitico, rappresentato dalla precaria riapertura dello Stretto di Hormuz, continua a iniettare dosi massicce di volatilità, specialmente sui mercati energetici, condizionando ogni altra variabile.
La scadenza della tregua e il rischio energetico
Sul fronte geopolitico, la data da segnare in rosso è martedì 21 aprile, giorno della scadenza del cessate il fuoco che ha temporaneamente riaperto il transito delle navi commerciali nello Stretto di Hormuz, un passaggio chiave per circa il 20% del petrolio mondiale. Nonostante la riapertura abbia contribuito a raffreddare le quotazioni del greggio, scese sotto la soglia dei 90 dollari al barile, la situazione rimane carica di tensione. Da una parte, Teheran, pur garantendo il passaggio coordinato dalle Guardie Rivoluzionarie, ha avvertito che il mantenimento del blocco navale statunitense – confermato dall’amministrazione Trump – costituirebbe una violazione dell’accordo, riaprendo concretamente lo scenario di una nuova chiusura. Dall’altra, le dichiarazioni provenienti da Washington, che rivendica il successo negoziale e rilancia sul dossier del nucleare iraniano (con le controdeduzioni della controparte che smentiscono ogni cessione del materiale arricchito), alimentano un quadro di incertezza tale da mantenere alto il premio al rischio. I mercati, in attesa di segnali più chiari sull’effettiva tenuta di questo equilibrio instabile, dovranno fare i conti con il lento smaltimento delle navi in coda e con la cautela delle compagnie assicurative, fattori che frenano una normalizzazione immediata dei flussi.
Il calendario macro tra Cina, inflazione Uk e Pmi europei
Lunedì 20 aprile il via è soft ma non privo di interesse: dalla Cina arriveranno i tassi prime rate a 1 e 5 anni, una sorta di termometro della volontà delle autorità di Pechino di sostenere il mercato immobiliare e il credito; le attese sono per una sostanziale stabilità, visto il tentativo di evitare brusche accelerazioni nella ripresa. In Germania, invece, si guarderà ai prezzi alla produzione di marzo, un indicatore anticipatore delle pressioni inflazionistiche a monte della filiera industriale. Martedì 21 il calendario si infittisce: la Gran Bretagna pubblicherà i dati sul mercato del lavoro (tasso di disoccupazione Ilo) e mercoledì 22 toccherà all’inflazione di marzo, un appuntamento chiave per la Bank of England in un contesto di prezzi ancora rigidi. Nel frattempo, non mancheranno gli interventi dei banchieri centrali: si susseguiranno i discorsi di Lagarde, de Guindos, Lane e Nagel, con la presidente della Bce che ha recentemente ribadito l’approccio "data-driven" senza un bias di stretto monetario, lasciando intendere che le prossime rilevazioni economiche saranno determinanti per le scelte future.
Giovedì e venerdì: il rush dei Pmi e le pronunce di S&P
Il vero cuore della settimana si concentra però tra giovedì 23 e venerdì 24 aprile. Giovedì, infatti, è il giorno dei Pmi "flash" (preliminari) di aprile per le principali economie occidentali: Francia, Germania, l’intera Eurozona, Gran Bretagna e Stati Uniti. Questi sondaggi congiunturali, che misurano lo stato di salute dei settori manifatturiero e dei servizi, arriveranno dopo i dati di marzo, i quali avevano evidenziato un rallentamento significativo dell’economia europea, scesa a minimi da nove mesi a causa dell’impatto del caro energia e dei disagi sulle catene di approvvigionamento. I numeri di aprile diranno se il peggioramento era solo un episodio legato allo shock iniziale della crisi mediorientale o se, invece, si sta innescando una fase di contrazione più strutturale. Venerdì la raffica di dati si conclude con le vendite al dettaglio britanniche, l’indice Ifo tedesco (altro barometro del sentiment delle imprese) e la fiducia delle famiglie statunitensi secondo l’Università del Michigan, per avere un quadro completo del sentiment di consumatori e imprese a cavallo tra il primo e il secondo trimestre.
Le valutazioni del debito sovrano e l'agenda politica
Completa il quadro, a fine settimana, un aspetto meno frenetico ma altrettanto sostanziale per la percezione del rischio Paese: l’agenzia di rating S&P si pronuncerà sul debito sovrano di Germania, Belgio, Finlandia e Grecia. In un contesto di spread già sensibili alle tensioni geopolitiche, eventuali aggiustamenti del giudizio (o anche solo delle prospettive) potrebbero avere ripercussioni selettive sui differenziali dei rendimenti obbligazionari. A questi appuntamenti, infine, si aggiunge l’agenda politica: giovedì e venerdì è in programma una riunione informale dei Capi di Stato o di governo dell’Eurozona. Pur non essendo un vertice decisionale ufficiale, l’incontro sarà un’occasione per valutare l’impatto della crisi mediorientale sulle economie nazionali e coordinare le risposte, offrendo agli operatori qualche spunto in più per orientarsi in una fase di grande complessità.




