Sentenza Modena, duplice femminicidio, condanna a 30 anni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La giustizia dell’uomo è, per sua natura, fallace perché fallace è l’uomo. Premesso che nessuna sentenza potrà mai dire di avere perfettamente fotografato la vera verità storica – perché il processo penale è, appunto, strumento imperfetto – il giudice deve applicare il diritto penale. Detto ciò, la sentenza sugli omicidi del giugno 2022 a Cavazzona di Castelfranco certamente merita studio, approfondimento e riflessione.

Il coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna insorge contro la sentenza definita "vergognosa" della Corte d’assise di Modena, che ha condannato a 30 anni e non all’ergastolo Salvatore Montefusco, per aver ucciso nel 2022 a colpi di fucile la moglie Gabriela Trandafir (47 anni) e la figlia 22enne della donna Renata Trandafir. "È inaccettabile leggere che la loro morte violenta sia ‘umanamente comprensibile’, sulla base di una sofferenza creata da ‘nefaste dinamiche familiari’", tuona il coordinamento.

Le parole non sbucano dal nulla, non compaiono all’improvviso, non sono lampi estemporanei. Sono, anche loro, dentro una storia. Sono parte della lingua a cui appartengono, certo, dunque cambiano dentro dei limiti; la forma non si separa mai dal contenuto, significato e significante sono i due lati di un foglio, scriveva Saussure nel secolo scorso. Il padre della linguistica chiariva poi come i fatti di cronaca nera, soprattutto quelli che provocano disorientamento e lacerazione nel corpo sociale, debbano essere trattati con estrema attenzione e rispetto.

Per esercitare correttamente questa forma di diritto di critica, sarebbe però necessario quantomeno leggere per intero il provvedimento che si vuole stigmatizzare.

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