Comunicazione e sprechi: il caso dell’Asp di Trapani

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella provincia di Trapani, e più in generale in Sicilia, la sanità sembra vivere una doppia realtà, quasi come se esistessero due Italie parallele. Da un lato, c’è la facciata della comunicazione istituzionale, fatta di premi, eventi e contratti che promettono efficienza e progresso. Dall’altro, emerge un quadro desolante, fatto di ritardi, inefficienze e gestioni fallimentari che mettono a rischio la salute dei cittadini. È il caso dell’Azienda Sanitaria Provinciale (Asp) di Trapani, dove la crisi ha raggiunto livelli tali da far parlare di “squallore” e “scandalo”.

La vicenda dei referti istologici arretrati è emblematica. Migliaia di campioni, alcuni risalenti al 2024 e altri addirittura al 2025, giacciono ancora in attesa di essere analizzati. Un ritardo che non solo rallenta le cure, ma costringe i medici a operare in condizioni di incertezza, intervenendo “al buio” su pazienti oncologici nel disperato tentativo di salvare loro la vita. A rendere ancora più grave la situazione è il fatto che molti di questi referti si sarebbero persi durante il trasporto tra Castelvetrano e Trapani, un dettaglio che solleva interrogativi inquietanti sulla gestione logistica e organizzativa dell’ente.

Nonostante questo scenario drammatico, l’Asp di Trapani ha trovato il modo di destinare risorse a iniziative che poco hanno a che fare con l’emergenza sanitaria. Il 12 giugno 2024, infatti, l’azienda ha firmato un contratto con la società messinese “Prima Sicilia” per partecipare al premio nazionale “Massimo Troisi”, che si è tenuto due giorni dopo a Salina, nelle Eolie. Una scelta che ha suscitato sconcerto, soprattutto considerando che, proprio in quei giorni, il direttore dell’Anatomia Patologica di Trapani aveva segnalato al direttore generale Ferdinando Croce l’accumulo di tremila referti in attesa di refertazione.

La gestione di Croce, già al centro di polemiche, è stata definita “fallimentare” da più parti. Lo stesso Giuseppe Ciminnisi, esponente del Movimento 5 Stelle, ha dichiarato che le dimissioni del direttore generale sono “inevitabili”, sottolineando come la situazione abbia raggiunto livelli di gravità inaccettabili. I numeri emersi durante l’ultimo vertice d’urgenza convocato dall’assessore Faraoni parlano chiaro: 1.405 campioni del 2024 e 1.908 del 2025 ancora in attesa di refertazione. Un dato che non solo evidenzia l’incapacità gestionale, ma che rischia di compromettere irreparabilmente la fiducia dei cittadini nella sanità pubblica.

Quello che emerge, quindi, è un sistema in cui la comunicazione spesso si trasforma in illusione, una nebbia fatta di premi e iniziative che nascondono una realtà fatta di strade dissestate, ospedali al collasso e gestioni opache. Una situazione che non si risolve foraggiando “prodigiosi imprenditori avvezzi al pagnottismo”, come qualcuno ha ironicamente definito i protagonisti di questa vicenda, ma che richiede interventi strutturali e una seria volontà di cambiamento.

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