Trump a Davos: "Salvare vite, non il Nobel", mentre la Groenlandia diventa terreno di scontro geopolitico

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in partenza da Miami per il Forum economico mondiale di Davos, ha dichiarato di non essere interessato al Premio Nobel per la pace, affermando che il suo obiettivo primario è un altro. “Non mi interessa il Premio Nobel. Ciò che mi interessa è salvare vite umane”, ha detto, aggiungendo di ritenere di averne salvate “decine di milioni”. Nel corso delle stesse dichiarazioni, toccando la spinosa questione della Groenlandia, ha espresso la convinzione che i leader europei non opporranno “troppa resistenza” a eventuali rivendicazioni statunitensi sull’isola, rilanciando, con poche parole, una disputa che sta rapidamente ridefinendo gli equilibri atlantici.

La risposta europea e l’intransigenza di Copenaghen

La reazione da parte europea non si è fatta attendere, giungendo netta e immediata. La posizione danese, in particolare, è stata ribadita senza possibilità di fraintendimenti: “Lasciatemi essere chiara. Le minacce dirette non spingeranno la Danimarca a consegnare la Groenlandia”, ha avvertito il primo ministro, sottolineando come simili pressioni rischino unicamente di impoverire entrambe le sponde dell’Atlantico e di minare una prosperità costruita in decenni. L’Europa, ha proseguito, dispone di “una serie di strumenti” per tutelare i propri interessi, mentre i leader groenlandesi e danesi sono stati “assolutamente chiari” nell’affermare che spetta esclusivamente alla popolazione locale decidere del proprio futuro. Un muro di ghiaccio, quindi, eretto a difesa dell’autodeterminazione e del diritto internazionale.

Il fronte russo: appoggio a Washington e accuse all’Italia

In questo quadro già teso, un elemento di ulteriore complicazione arriva da Mosca. Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha mostrato di apprezzare la visione geopolitica di Trump, in quello che molti interpretano come un via libera del Cremlino a un’espansione dell’influenza americana verso l’Artico. Una mossa che sembra voler seminare discordia nella Nato, offrendo un implicito sostegno alle mosse statunitensi in cambio di una distensione bilaterale. Parallelamente, la Russia ha lanciato un duro affondo contro l’Italia, definendo le relazioni bilaterali “al livello più basso” e invitando, in modo perentorio, chi volesse un dialogo serio a fare la prima mossa. Una presa di posizione che isola ulteriormente Roma e segnala una volontà di colpire specifici anelli della catena europea.

La posizione del Canada e la difesa del diritto internazionale

A Davos, il primo ministro canadese Mark Carney ha preso la parola per esprimere un fermo sostegno agli alleati sotto pressione. Il Canada, ha dichiarato, “è fermamente al fianco della Groenlandia e della Danimarca” e sostiene il loro “diritto esclusivo di determinare il futuro della Groenlandia”. Nel suo discorso, Carney ha lanciato un monito di carattere generale, ricordando come il diritto internazionale non sia “un gioco” e che il cedimento su principi fondamentali porterebbe al collasso delle alleanze, con esiti “molto negativi” per lo sviluppo globale. Pur definendosi un alleato “stretto e leale” degli Stati Uniti e della Nato da molti anni, ha posto le condizioni per una cooperazione futura: un “rispetto reciproco” senza il quale, ha avvertito, sarà “molto difficile avere un partenariato valido e affidabile”. Parole che delineano i contorni di una frattura profonda, dove la fedeltà atlantica non significa acquiescenza.

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